mercoledì, 23 luglio 2008, 22:45

emma castelnuovo

 

Emma Castelnuovo (Roma, 1913) è una matematica e pedagoga italiana.

Figlia di Guido Castelnuovo (cui è intitolato l'Istituto di matematica alla Sapienza) e nipote di Federigo Enriques, due tra i maggiori matematici italiani del secolo scorso, si può dire che abbia veramente la matematica nel sangue. Si laurea a Roma nel 1936 con una tesi in Geometria algebrica. Al termine degli studi lavora come bibliotecaria nello stesso Istituto.Nel 1938 risulta vincitrice del concorso per insegnare nella scuola secondaria, ma non ottiene la cattedra a causa delle leggi razziali vigenti durante il periodo fascista. Per lo stesso motivo perde il posto di bibliotecaria.

Racconta Emma: "Nel 1938 fu proibito in Italia, ai bambini, ai ragazzi, ai giovani ebrei di frequentare le scuole pubbliche e l’università. E fu proibito, naturalmente, ai professori ebrei di insegnare. Nelle grandi città come Roma, Milano... fu organizzata una scuola ebraica elementare e secondaria. Gli insegnanti erano di ruolo, allontanati dalle scuole pubbliche; io ero fra questi: avevo vinto il concorso nell’agosto del ’38, e avevo perso il posto pochi giorni dopo."

L'invasione tedesca degli anni '43-'44 la costringe alla clandestinità. Dopo la liberazione di Roma (giugno 1944) ottiene la cattedra in una scuola media statale, nella quale insegnerà fino alla fine degli anni 70 . È del 1946 un articolo su "Il metodo intuitivo per insegnare la Geometria nel Primo Ciclo della Scuola Secondaria", con le idee che sviluppa poi nel libro Geometria intuitiva. Dalla prefazione della prima edizione si nota l'assoluta attualità delle sue idee: "obiettivo principale del corso di Geometria intuitiva è suscitare, attraverso l'osservazione dei fatti riguardanti la tecnica, l'arte e la natura, l'interesse dell'alunno per le proprietà fondamentali delle figure geometriche e, con esso, il gusto e l'entusiasmo per la ricerca. Questo gusto non può nascere, credo, se non facendo partecipare l'alunno nel lavoro creativo. È necessario animare la naturale e istintiva curiosità che hanno i ragazzi dagli 11 ai 14 anni accompagnandoli nella scoperta delle verità matematiche, trasmettendo l'idea di averlo fatto per se stessi e, dall'altra parte, far sentire progressivamente la necessità di un ragionamento logico".

Senza grandi proclami, senza alte grida e facili entusiasmi Emma Castelnuovo si è da sempre proposta di far comprendere come si può "vedere con la mente". L’utopia di credere nelle capacità dell’umanità tutta. E sappiamo quanto bisogno abbiamo di utopie.

Nonostante non sia più giovane, questa grande donna è animata da una grande passione che la spinge a non fermarsi nell’intento che da da sempre la accompagna: promuovere e far conoscere la bellezza dell’arte matematica. In pensione da tempo, Emma Castelnuovo, continua attivamente a partecipare a convegni a dibattiti su vari temi inerente la disciplina che ha sposato.

Con grande ammirazione viene da dire, così come abbiamo detto tempo fa a una grande donna della scienza italiana, Rita Levi Montalcini: "Continui così, professoressa..."

"Ho davanti agli occhi l’immagine che della matematica si soleva dare nell’800: la matematica veniva rappresentata come un’immensa costruzione racchiusa entro mura, una costruzione formata da tanti palazzi, più o meno alti, alcuni terminati, alcuni, la maggior parte, ancora in lavorazione, snelli ed armonici gli uni, pesanti gli altri. Questi palazzi non erano isolati: si poteva entrare in ogni casa dal portone di ingresso, ma il più interessante era un sistema di ponti, di passerelle, ballatoi che congiungevano i piani alti con piani bassi di case diverse, intersecandosi, sovrapponendosi. I palazzi rappresentavano i diversi capitoli della matematica: l’algebra, l’analisi, le geometrie… e i ponti indicavano che i vari capitoli non erano isolati."
(E. Castelnuovo, Didattica della matematica)

[Nella foto: Emma Castelnuovo con una delle creazioni dei suoi "ragazzi", un iperboloide di rotazione, realizzato mediante sottili bastoncini di legno]

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martedì, 22 luglio 2008, 16:03

gatti9

In casa mia è indispensabile parlare con i gatti... Ci sono un sacco di cose importanti da dire loro, tipo: "giù di lì", "smettila", ecc.
(Beryl Reid)

I cani mangiano. I gatti pranzano.
(Ann Taylor)

Dopo aver rimproverato il proprio gatto, se lo si guarda negli occhi si è afferrati dal tremendo sospetto che abbia capito ogni parola, e che la terrà a mente.
(Charlotte Gray)

I gatti sono creature delicate e sono soggetti a un certo numero di diverse malattie, ma non ho mai sentito parlare di un gatto che soffrisse d'insonnia.
(J.W. Krutch)

Non mi dispiace che il gatto rivendichi un proprio spazio. A meno che il suo spazio non sia il centro della mia schiena alle quattro del mattino.
(Maynard Good Stoddard)

Come medico ho avuto a che fare con tanti malati. Ho visto guarire più persone grazie alla compagnia di un gatto di quanto abbiano fatto tonnellate di medicine.
(Enzo Jannacci)

Io non mi meraviglio affatto quando il gatto fa qualcosa di misterioso, mi meraviglio quando fa cose normali.
(Gino Paoli)

I gatti sono animali verso i quali nutro un grandissimo rispetto. I gatti e i non conformisti mi sembrano i soli esseri al mondo che possiedono una coscienza veramente pratica.
(Jerome Klapka Jerome)

La mia micia Gatta Nera ha partorito dietro la libreria del mio studio. E io non ho più toccato i libri che proteggevano i cuccioli finchè questi non sono stati svezzati dalla mamma.
(Carlo Lucarelli)

I gatti sanno cavarsela da soli, ma a volte hanno bisogno del nostro aiuto.
(Nicholas Dodnan)

Il gatto ha una personalità ben definita e delle esigenze di cui va tenuto conto per vivere in sintonia con lui. Non è una bambola ma è molto complesso, addirittura più complesso della fisica nucleare.
(Roberto Marchesini)

Le persone fanno molta fatica a esprimere la propria personalità. Per un gatto è una cosa facilissima: gli è sufficiente qualche spruzzatina qua e là e la sua presenza, anche nei giorni di pioggia, rimane per anni.
(Albert Einstein)

Il mio gatto è un grosso soriano di nome Mariani. Sono completamente dipendente da lui. Lo porto spesso in montagna con me e lui puntualmente sparisce per qualche giorno. Allora cado in una specie di cupa disperazione finchè non si rifà vivo. Un giorno è stato assalito da un grosso cane e io, senza esitare, ho affrontato la belva per salvarlo.
(Giorgio Bocca)

I gatti dimostrano di avere un'assoluta onestà emotiva. Gli esseri umani, per una ragione o per l'altra, quasi sempre riescono a nascondere i propri sentimenti. I gatti no.
(Ernest Hemingway)

Fin dall'inizio fu chiaro che quando ci sarebbe stato un lavoro da fare, il gatto si sarebbe reso irreperibile.
(George Orwell)

Il gatto vive da solo, non ha alcun bisogno della società, obbedisce soltanto quando lo decide. È convinto che dormire gli permetterà di vedere le cose con maggior chiarezza.
(François-René de Chateaubriand)

I gatti sono semplicemente umani, anche loro hanno dei difetti.
(Kingsley Amis)

Tra gli umani, un gatto è essenzialmente un gatto. Tra i gatti, un gatto è un'ombra che va in cerca di prede nel folto della giungla.
(Karel Čapek)

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lunedì, 21 luglio 2008, 16:09

bossi_ditomedio

Umberto Bossi
 
Nell’oceanico maxi congresso,
preso dar raptus der gran successo,
co' na girandola de paradossi,
sbraita e farnetica Umberto Bossi.

Fra li rigurgiti, mostranno er dito
(ma perché nun je s'è impedito?)
manna affanculo Mameli e maestri;
lui nun sa', coll'accoliti maldestri,

che si l'insegnanti caccia dar norde,
loro ritornerebbero a esse orde1.
Pensasse piuttosto a fallo studia',
chi già pe' du' vorte nun po' matura'2!

Straparla euforico de secessione,
libertà, autonomia e rivoluzione:
ma co' sto traggico contegno lui,
fa li politichi cazzacci sui.

È troppo umana, Roma cojona,
je tiene libbera quella portrona
indove er mitico, cor culo a sede,

campa de rendita (nun ce se crede)
e nella pentola che chiama "fogna"
ce magna e specula senza vergogna.

[1] Oltre il 60% degli insegnanti nella scuola italiana proviene dalle regioni meridionali; è un fenomeno storico, difficilmente modificabile in tempi brevi; va da sé che se Bossi volesse cacciare gli insegnanti meridionali dalle scuole del Nord, i cosiddetti "padani" tornerebbero a essere ignoranti come nel Medioevo.

[2] Il figlio di Bossi, Renzo, è stato dichiarato "non maturo" per il secondo anno consecutivo; eppure si presentava da privatista in una scuola parificata... Chissà da chi avrà preso?

affermato da MauroPiadi | categorie: umorismo, pasquinate, bossi | Link | commenti (21)
sabato, 19 luglio 2008, 22:40

hemingway

Ernest Miller Hemingway (Oak Park, 21 luglio 1899 - Ketchum, 2 luglio 1961) è stato uno scrittore statunitense.

Fu romanziere, autore di racconti brevi, e giornalista. Soprannominato Papa, fece parte della comunità di espatriati a Parigi durante gli anni 20, conosciuta come "la generazione perduta", da lui stesso così chiamata nel suo Festa mobile. Ebbe una vita turbolenta, viaggiò ed ebbe avventure di ogni genere in America, Europa, Africa; si sposò quattro volte e gli furono attribuite varie relazioni sentimentali. Raggiunse già in vita una non comune popolarità e fama, che lo elevarono a mito delle nuove generazioni. Ricevette il Pulitzer nel 1953 per Il vecchio e il mare, e vinse il Nobel per la letteratura nel 1954. Si uccise con un colpo di fucile alla tempia, dopo una lunghissima malattia e la conseguente depressione, nella sua casa nella Sun Valley, nonostante la moglie Mary badasse accuratamente a tenere sotto chiave le armi che teneva in casa.

Il suo stile letterario, caratterizzato dall'essenzialità e dall'asciuttezza del linguaggio e dalla perfetta descrizione degli ambienti ottenuta con poche e semplici parole, ebbe una significativa influenza sullo sviluppo del romanzo nel XX secolo. I suoi protagonisti sono tipicamente uomini dall'indole stoica, i quali vengono chiamati a mostrare le loro doti in situazioni pericolose o negative. Quasi tutte le sue opere sono pietre miliari della letteratura mondiale.

Questa volta, invece di scrivere le solite note biografiche, preferisco far parlare Hemingway con i suoi libri, perciò estrarrò fior da fiore...

Il vecchio e il mare

Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un'altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana.

In cima alla strada, nella capanna, il vecchio si era riaddormentato. Dormiva ancora bocconi e il ragazzo gli sedeva accanto e lo guardava. Il vecchio sognava i leoni.

L'uomo non è fatto per la sconfitta. Un uomo può essere distrutto, ma non può essere sconfitto.

È stupido non sperare, pensò. E credo che sia peccato.

Per chi suona la campana

"Quanti ne hai uccisi?" domandò a se stesso. "Non lo so. Credi di avere il diritto di uccidere chiunque? No. Ma sono costretto a farlo. Quanti di quelli che hai uccisi erano veri fascisti? Pochissimi. Ma sono tutti il nemico, alle forze del quale opponiamo le nostre forze."

"Non lo sai che è male uccidere? Sì. Ma lo fai ugualmente. Sì. E sei sempre assolutamente convinto che la tua causa sia giusta? Sì. È giusta", egli disse a se stesso senza riuscire a rassicurarsi, ma con orgoglio. "Io credo nel popolo e nel suo diritto di governarsi come crede. Ma non devi credere nel diritto di uccidere. Devi uccidere per necessità, ma non devi crederci. Se ci credi allora tutto è sbagliato."

"Io non voglio contare la gente che ho ammazzata come trofei di caccia o di una faccenda disgustosa come le tacche su un calcio di fucile. Ho il diritto di non contarli e ho il diritto di dimenticarli. No." disse a se stesso. "Tu non hai il diritto di dimenticare nulla. Non hai il diritto di dimenticare nessuna cosa o di diminuirla o di alterarla."

Il titolo del libro è tratto da alcuni versi di John Donne, poeta inglese (1572-1631):

Nessun uomo è un'isola,
completo in sé stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l'Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell'umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
suona per te.

Dal libro è stato tratto uno splendido film di Sam Wood con Gary Cooper e Ingrid Bergman; io che non sono solito commuovermi di fronte ai film, alla scena finale immancabilmente piango, come mi succede con Roma città aperta.

Addio alle armi

Fuori dalla stanza, in corridoio, dissi al dottore: "C'è qualcosa che possa fare stanotte?".
"No, non c'è niente da fare. Posso accompagnarla in albergo?".
"No, grazie. Rimarrò qui un momento."
"So che non c'è niente da dire. Non so dirle..."
"No", dissi, "non c'è niente da dire."
"Buona notte" disse. "Non posso accompagnarla in albergo?"
"No, grazie."
"Era l'unica cosa da fare" disse. "L'operazione si è dimostrata..."
"Non voglio parlarne" dissi.
"Vorrei accompagnarla in albergo."
"No, grazie."
Si avviò in corridoio. Mi avvicinai alla porta della stanza.
"Non può entrare, adesso" disse un'infermiera.
"Si, posso" dissi.
"Non può ancora entrare."
"Vada via" dissi. "Anche quell'altra."
Ma quando le ebbi fatte uscire ed ebbi chiusa la porta e spenta la luce non servì a niente. Fu come salutare una statua. Dopo un
po' me ne andai e uscii dall'ospedale e ritornai a piedi in albergo nella pioggia.

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giovedì, 17 luglio 2008, 16:07

ipazia

Ipazia (Alessandria d'Egitto, 370 - Alessandria d'Egitto, 415) fu una matematica, astronoma e filosofa ellenistica pagana.

Non sono molte le donne che hanno avuto la possibilità di distinguersi nella scienza (e non solo in essa), considerata fino a non molto tempo fa appannaggio esclusivo dell'universo maschile; molte hanno dovuto pagare con la vita questa passione, quasi fosse una colpa della quale vergognarsi. Una donna che con le sue ricerche potesse superare, o peggio inficiare, i risultati ottenuti dai colleghi maschi era ritenuta una presuntuosa, se non molto peggio.

Ipazia fu figlia di Teone di Alessandria, ultimo membro conosciuto del Museo, presso il quale si trovava la celebre Biblioteca. Fu il padre a indirizzarla verso gli studi dell'astronomia, della matematica, della filosofia e delle scienze in genere; sebbene donna, insegnò pubblicamente filosofia; appartenne alla corrente neoplatonica. Ottenne il rispetto di tutti per la sua sapienza ed ebbe una notevole influenza politica sulla città, e in particolare sul prefetto imperiale, Oreste. Tra i suoi allievi ci fu Sinesio di Cirene, vescovo di Tolemaide, che le scrisse numerose lettere, testimoniandole grande ammirazione.

Le fonti le attribuiscono alcune opere, oggi perdute: un Canone astronomico e un Commentario sull'Almagesto di Tolomeo, completamento o redazione editoriale di un'opera del padre (astronomia); un Commentario sull'Arithmetica di Diofanto di Alessandria (matematica); un Commentario sulle Coniche di Apollonio di Perga (geometria). È certo che abbia scritto anche altre opere di cui non ci è pervenuto nulla a causa della loro distruzione da parte dei seguaci del vescovo Cirillo.

Una figura affascinante, studiosa di astronomia, matematica, scienze e filosofia. Deteneva la cattedra della scuola neoplatonica e parlava pubblicamente: una rivoluzionaria per i suoi tempi, in cui il cristianesimo, da religione di stato dell'Impero romano si era trasformato nell'unica religione permessa. I vescovi si permettevano di distruggere i templi pagani, di depredarne le opere d'arte e bruciarne le grandi biblioteche. Così era accaduto alla Biblioteca di Alessandria, e Ipazia aveva urlato contro il sapere che si era perduto. In un clima sempre più intollerante, il vescovo di Alessandria, Cirillo, andando contro il prefetto imperiale Oreste, inneggiava all'intolleranza, aizzava il popolino contro i giudei, che costrinse all'esilio dalla città egiziana, e infine, nulla fece per impedire l'assassinio di Ipazia. Anzi, fu lui stesso il mandante, in quanto gli assassini erano monaci della sua corte privata. Ipazia fu trascinata via, portata in una chiesa e lì uccisa barbaramente con armi di conchiglia e coltelli, fatta a pezzi, cavatele gli occhi, le sue membra furono portate altrove, arse e le ceneri sparse per la città di Alessandria.

La figura di Ipazia ha affascinato i letterati di ogni epoca, e se Socrate Scolastico e Damascio lanciarono pesantissime accuse ai danni di Cirillo, vi furono autori che difesero spudoratamente il vescovo cristiano. Per esempio, Giovanni di Nikiu, che considerò il linciaggio una meritata punizione: "Ipazia inotizzava i suoi studenti con la magia e si dedicava alla satanica scienza degli astri. [...] Tutta la popolazione circondò il patriarca Cirillo e lo chiamò nuovo Teofilo, perché aveva liberato la città dagli ultimi idoli".

Anche Voltaire parlò di Ipazia nelle Questions sur l'Éncyclopédie, sottolineandone l'ingiusta condanna. E Vincenzo Monti:

[...]
Oh! squarciatemi il velo, e l'inumana
storia m'aprite di que' vili astuti;
date agli occhi di pianto una fontana!

La voce alzate, o secoli caduti!
Gridi l'Africa all'Asia, e l'innocente
ombra d'Ipazia il grido orrendo aiuti.

Gridi irata l'Aurora all'Occidente,
narri le stragi dall'altare uscite;
e l'Occaso risponda all'Oriente.
[...]
(V. Monti, Poesie, Il fanatismo)

Il poeta pagano Pallada le dedicò un epigramma:

Quando ti vedo mi prostro, davanti a te e
alle tue parole, vedendo la casa astrale
della vergine, infatti verso il cielo è
rivolto ogni tuo atto Ipazia sacra,
bellezza della parola, astro
incontaminato della sapiente cultura.

Ora, tralasciamo pure il fatto che il vescovo Cirillo sia stato nominato santo, che sia pure dottore della Chiesa, che la Chiesa accetti come vera l'unica fonte, di tutte le fonti storiche, che rappresenta Ipazia come una strega, incantatrice, meretrice, lesbica e pedofila (e anzi, la stessa fonte usa i due termini come sinonimi, si vede che non c'hanno proprio mai capito una mazza...). In fondo a chi importa nel 2008 di una donna assassinata intorno al 415? Infedele per di più? Già...

Tralasciamo che il cristianesimo sarebbe la religione dell'amore, che il detto "occhio per occhio..." è nell'Antico, e non nel Nuovo Testamento. Sforziamoci di comprendere, di capire, di voler andare incontro a Cirillo, le ragioni storiche del periodo, del tempo, dell'ambiente, la voglia di rivalsa contro i pagani, contro i deicidi giudei, contro i filosofi ellenistici, la distruzione di tutti gli scritti di Ipazia, operata per volere di Cirillo stesso.

Ma che il 3 ottobre 2007, Benedetto XVI se ne sia uscito, nell'udienza generale di Piazza San Pietro, dopo aver lungamente parlato dell'operato dottrinale di Cirillo con un "Di Gesù Cristo, Verbo di Dio incarnato, san Cirillo di Alessandria è stato un instancabile e fermo testimone..." questo proprio no, non mi sforzo di comprendere.

[Nell'immagine, particolare della Scuola di Atene, di Raffaello; Ipazia vi è raffigurata con le sembianze di Francesco Maria della Rovere.]

affermato da MauroPiadi | categorie: donne, religione, filosofia, scienza, matematica, ateismo, ipazia | Link | commenti (18)
martedì, 15 luglio 2008, 15:02

quelli che

Da cantare (se ci riuscite) sul ritmo di Quelli che... (1975) di Enzo Jannacci:

quelli che...
io scrivo sul mio blog per rilassarmi e scherzare... oh yeah

quelli che…
ti scrivono ma non hanno letto nulla dei tuoi post e nemmeno del tuo blog... oh yeah

quelli che…
commentano in anonimo con commenti anonimi... oh yeah

quelli che...
commentano in anonimo prendendosela con il blogger, tanto sono anonimo... oh yeah

quelli che...
meglio commentare in anonimo sennò il blogger con il quale me la prendo si accorge che sono io, ma poi fa la figura di Fantozzi
che viene scoperto subito dal capo nonostante parli al telefono, attraverso un megafono, in dialetto svedese e con molletta al naso... oh yeah

quelli che...
io ho un mio blog per dire le cose come stanno senza peli sulla lingua!... oh yeah

quelli che...
io scrivo sul tuo blog e non ho peli sulla lingua e se ce li ho non sono i miei... oh yeah

quelli che...
ho un blog bellissimo e "puccioso" vieni a trovarmi vedrai quante animazioni, le foto patinate, gli effetti speciali, per i testi abbi
pazienza mi sto organizzando ancora qualche mese poi... oh yeah!!

quelli che...
io ho un mio blog perché è l'ultima speranza di prendere moglie... oh yeah

quelli che...
io scrivo sul mio blog perché ho contenuti interessanti da esporre ma poi le cose migliori che posta sono le immagini pubbliche
prese dalla rete... oh yeah

quelli che...
è normale avere un blog con argomenti a sfondo sessuale perchè in fondo il sesso è una sfaccettatura come un altra della società,
ma non pare ne conoscano altre di sfaccettature... oh yeah

quelli che...
io non capisco quelli che hanno un blog per trovare moglie, io ho un mio blog per scriverci ma l'ho aperto solo nella speranza di
scopare... oh yeah

quelli che...
nel mio blog si parla di politica perché la politica è importante e voglio sapere come la pensa chi scriverà qui, visto che a casa
mia non ne possono più di sentirmi parlare di politica... oh yeah

quelli che...
commentano i tuoi post in maniera gentile e premurosa e “prendono a cuore” quello che tu scrivi ma poi all’ultima riga, quella
dei saluti sbagliano il tuo nome... oh yeah!

quelli che...
hanno il blog perché il blog è una forma di libertà assoluta di convidere idee e pensieri ma poi non è visitabile perché non sei
iscritto, non sei suo amico, non fai parte della sua tribù ecc. ecc... oh yeah

quelli che….
io scrivo sul mio blog perché ho contenuti interessanti da proporre ma poi la cosa più interessante che propone è il libretto di
istruzioni dell’ultimo cellulare sul mercato... oh yeah

quelli che….
io ho un blog perché di cultura non c’è n’è più, perché le cose interessanti si stanno perdendo, perché i valori sono sempre di
meno e poi postano, disperati, il loro bisogno di trovare qualcuno che scambi i pannelli della carrozzeria della loro smart perché il colore non gli piace più e non vogliono comperarli nuovi... oh yeah

quelli che...
salutano tutti con la stessa immagine scintillante... oh yeah

quelli che...
nei loro link preferiti sono amici di “maria de filippi”… oh yeah

quelli che...
ho il blog griffato, l'avatar "preparato", il profilo "studiato", le foto patinate... oh yeah

quelli che...
la dieta ha fatto passi da  gigante e il loro blog diventa quello di barbie che aspetta ken... oh yeah

quelli che...
nel profilo ti avverto che sono simpaticamente pazzerello e fuori dagli schemi… Poi postano tutti i giorni alla stessa ora, negli
stessi blog, gli stessi saluti, con immagini sempre uguali... oh yeah

quelli che...
metto come avatar uno famoso cosi divento interessante... oh yeah!!

quelli che...
metto come avatar la foto di una bella gnocca così i servi della gleba fanno la fila sbavando... oh yeah

quelli che...
nei saluti dopo il commento gli scrivi "enchanté madame" e loro ti rispondono "pure io"... oh yeah

quelli che...
nel mio blog scrivo testi miei e quando li leggi capisci che l'italiano è un optional... oh yeah

quelli che...
come memorialiquida con il loro cumulo di pensieri, frammenti, musica e sciocchezze di varia natura credono di avere un vero e
proprio blog... oh yeah

quelli che...
sul blog ci scrivo perché vorrei imporre la mia idea, frequento l’università, sono una persona pacifica e colta ma nel frattempo
mi sto armando nel caso il blog non bastasse... oh yeah

quelli che...
io ho un blog e sul tuo ci passo dieci volte al giorno e non commento, e se vuoi un commento da parte mia me lo devi chiedere in
carta bollata... oh yeah

quelli che...
hanno un blog col contatore visite a 200 al giorno e poi ricevono un commento uno, al giorno... sarà che aprono e chiudono loro 
la pagina per incrementare il contatore?... oh yeah

quelli che...
io ho un blog e dieci nick e mi commento da solo i miei post, così faccio la figura di uno che ha un sacco di amici... oh yeah

quelli che...
io ho dieci nick e un blog per ogni nick e ogni giorno vado in giro con un'identità diversa, e mi diverto un sacco... oh yeah

quelli che...
io posto un sacco di foto di culi e seni femminili, mettendo i tag appositi, così ho un sacco di visite... oh yeah

quelli che...
io nel mio blog non ho mai messo nulla di originale, perché chi me lo fa fare? C'è un sacco di roba in rete e così prendo, copio e
incollo, tanto, chi se ne accorgerà mai?... oh yeah

quelli che...
...

[Ringrazio max, per avermi concesso di saccheggiare un suo post di qualche tempo fa, mi è piaciuto troppo, e ho aggiunto qualcosina di mio; chi se la sente di continuare?]

affermato da MauroPiadi | categorie: vita, blog, umorismo, jannacci | Link | commenti (39)
domenica, 13 luglio 2008, 15:15

neruda

Pablo Neruda (Parral, 12 luglio 1904 - Santiago, 23 settembre 1973) è stato un poeta cileno. Viene considerato una delle più importanti figure della letteratura latino-americana e mondiale contemporanea. Il suo vero nome era Neftalí Reyes Basoalto (per esteso, Ricardo Eliezer - o Eliecer - Neftalí Reyes Basoalto). Usava l'appellativo d'arte Pablo Neruda (dallo scrittore e poeta boemo Jan Neruda, il cantore della povera gente). È stato insignito nel 1971 del Premio Nobel per la letteratura. Ha ricoperto per il proprio Paese incarichi di primo piano, diplomatici e politici.

Dal 1926 al '43 girò il mondo come rappresentante diplomatico del suo paese, negli anni 1936-'37 visse l'esperienza della guerra civile spagnola non soltanto da spettatore interessato. L'incontro, o meglio la scoperta, della Spagna fu per Pablo Neruda un fatto di estrema importanza. Come scrisse su di lui Dario Puccini: "Uno di quei salti dialettici grazie ai quali la storia esterna diviene storia personale, la vita degli altri vita propria, il dolore del mondo sentimento radicato".

Dopo aver subito il fascino dell'incontro con la poesia spagnola, il poeta cileno venne travolto nell'appassionata vicenda della guerra civile: prese subito posizione a favore della Repubblica aggredita; fu scosso dalla tremenda fucilazione di Federico García Lorca e con César Vallejo, un poeta peruviano, fondò il Gruppo ispano-americano d'aiuto alla Spagna. La guerra civile determinò un mutamento profondo nell'animo, nelle convinzioni, nella cultura, nella poesia del poeta. La sua fu una vera e propria conversione al prossimo e la sua poesia divenne quella dell'uomo con gli uomini cioè una poesia sociale e di lotta politica, di sostegno e di esacrazione, di speranza e di rabbia: d'azione.

E quando, cessata la guerra civile e sconfitte le armi repubblicane, tanti spagnoli furono costretti all'esilio o morirono fucilati o in carcere, quel "legame materno" con la Spagna si fece per Pablo drammatico e fu come una goccia di sangue che rimase indelebile. Se uno dei sentimenti più forti dell'anima moderna è quello di un continuo e cocente esilio, di una imprecisata perdita esistenziale, la Spagna è stata per Neruda quella perdita, quell'esilio: un vuoto angoscioso e accorato che si ripercuote nel suo virile grido di poeta, dal lontano '39 a oggi.

Nel 1944, tornato in Cile, s'iscrisse al partito comunista cileno e venne eletto senatore.

Dal '48 al 52 fu perseguitato e costretto all'esilio per la sua presa di posizione contro il dittatore Gonzalez Videla; così tornò a viaggiare per il mondo. Soggiornò anche in Italia, a Capri, nel 1952. Di questo suo momento di vita è testimonianza lo splendido film Il postino, con la regia di Massimo Troisi e Micheal Radford, interpretato dallo stesso Troisi e da Philippe Noiret nel ruolo del poeta cileno.

Nel 1971 ottenne il Nobel per la letteratura, nel 1973 tornò in Cile e in quello stesso anno morì a Santiago, subito dopo (e forse proprio a causa di esso) il cruento colpo di Stato del generale Pinochet.

Saprai che non t’amo e che t’amo

Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.

Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.

T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.

Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.

(da Cento sonetti d’amore, XLIV)

affermato da MauroPiadi | categorie: poesia, pablo neruda | Link | commenti (18)
sabato, 12 luglio 2008, 22:13

Ahi, ahi. ahi... ancora un premio... tra un po' il blog scoppierà!!!

E lo ricevo dal blog dell'amica tamango, il che è già tutto un programma...

bga

Dice l'originale:

Questo premio nasce per tutti coloro che hanno un sito, un blog, un forum di grafica, sia esso di tutorial oppure una semplice esposizione delle proprie creazioni (e qui già mi trovo in difetto, dato che il mio non è un blog di grafica, ma tant'è...)

Come si assegna?

Semplice: una volta che avete ricevuto il premio, potete assegnarlo ad altre 10 persone. Se riceverete il premio una seconda volta, potrete assegnarlo altre 10 volte e così via.

Regole

  1. Assegnate il premio solo a siti che rientrino nella categoria
  2. Esponete il bannerino e le regole
  3. Linkate il sito di chi vi ha assegnato il premio
  4. Non rimuovete il link al sito *Shaina Design*

Ed ecco l'elenco dei miei premiati:

Artemisia3000 (l'unico blog che risponde appieno a tutti i requisiti !)

Elenamaria

Esserinoebalena

Flavioroma

Gattarandagia

Leorotundo54

Memorialiquida

Passatorcortese

Redcats

Shantylagatta

Vera79

No, non vi stupite, né i lettori, né i premiati; dato che è altamente difficile trovare blog che rispondano ai requisiti posti dalle regole, io, che sono un noto violentatore delle regole, decido, hic et nunc, di assegnare questo premio a tutti i miei amici che sono posseduti da gatti (o almeno, quelli di cui sono a conoscenza...). E ciò perché considero il gatto come l'animale più artistico e grafico che esista. Punto.

Ovviamente, l'amica tamango non c'è, avendomi lei assegnato il premio !

affermato da MauroPiadi | categorie: catena | Link | commenti (12)
venerdì, 11 luglio 2008, 15:24

gatto9

La musica e i gatti sono un ottimo rifugio dalle miserie della vita.
(Albert Schweitzer)

Il più piccolo felino è un capolavoro.
(Leonardo da Vinci)

Il gatto non fa nulla, semplicemente è, come un re. Il gatto sta per stare, come ci si stende davanti al mare solo per essere lì, distesi e abbandonati. È un dio dell'ora, indifferente, irraggiungibile.
(Claudio Magris)

Se una casa subisce la dolorosa perdita del dolce suo gatto, la famiglia si rada le sopracciglia in segno di lutto, perchè la bellezza se ne è andata con lui.
(Erodoto)

Molti animali hanno una loro costellazione che brilla in cielo di notte. I gatti no. A loro bastano gli occhi lucenti per illuminare il cammino.
(Mary Emilson)

Un cane è prosa. Un gatto è poema.
(Jean Burden)

Si dice che il gatto
parlare non sa.
Errore. Sa benissimo.
Soltanto, non vuole.
(Gianni Rodari)

Ho visto un gatto bellissimo. Era seduto con le zampe anteriori appaiate. Poi si è completamente avvolto nella propria coda formando un cerchio perfetto.
(Anne Morrow Lindbergh)

Quando i verdi occhi di un gatto scrutano dentro di voi, potete essere certi che qualunque cosa intendano dirvi è la verità.
(Lilian Moore)

Mi dà sempre un brivido quando osservo un gatto che sta osservando qualcosa che io non riesco a vedere.
(Eleanor Farjeon)

- Ho visto tanti gatti senza sorriso... - esclamò Alice, - ma non ho mai visto un sorriso senza gatto!
(Lewis Carroll)

affermato da MauroPiadi | categorie: citazioni, animali, gatto | Link | commenti (10)
giovedì, 10 luglio 2008, 22:06

jarry

Visto il piacere con il quale avete accolto i miei tentativi di poesia antonimica, una delle manifestazioni dell'OpLePo (in francese OuLiPo, Ouvroir de Littérature Potentielle), riprendo uno dei primi post di questo blog, nel quale parlavo di alcuni termini afferenti all'OpLePo.

Per chi non lo sapesse, la cacopedia è una "disciplina" inventata scherzosamente (proseguendo una tradizione comica probabilmente incominciata da Rabelais e arrivata fino a Queneau) da Umberto Eco, è la scienza di quelle soluzioni che, se uno non si affretta a immaginarle per malvagità e malizia, saranno ben presto immaginate da qualcuno, e sul serio e senza malizia; il nome viene dal greco kakós che vuol dire brutto e cattivo: è un esempio di cattiva educazione.

Invece, la patafisica è la "scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità". Questa definizione è tratta da Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico, romanzo neo-scientifico di Alfred Jarry. La patafisica esiste da quando esiste il mondo, lo permea totalmente; tuttavia è stata rivelata al mondo da Alfred Jarry, mediante la sopracitata opera, pubblicata postuma nel 1907.

Infine, la tetratricotomia ricalca il termine di Umberto Eco di tetrapiloctomia. Si noti però la precisa collocazione del termine all'interno della lingua greca in quanto sostituisce il latino pilus con il greco trikós raggiungendo una sintesi linguistica maggiore, mantenendo intatto il significato di "arte di tagliare un capello in quattro".

Ora, in quel post, mi divertivo, nell'ambito della patafisica, a "inventare" nuovi corsi di laurea (come se le nostre povere università ne avessero bisogno...):

Istituzioni di diritto canonico per preti spretati

Elementi di geografia ultraterrena

Toponomastica dei villaggi su palafitte

La ruota quadrata: possibili utilizzazioni per la quadratura del cerchio

L'ultimo teorema di Fermat e le sue applicazioni nella tecnica di coltivazione del'asparago bianco

Prolegomeni all'estetica dei Brutos

Dialettica assiomatica

Tassonomia randomica

L'influenza del Bingo sulla letteratura inglese del '600

Semaforica del trivio e del quadrivio

Teoria dei separati (complementi della teoria degli insiemi)

Oceanografia tibetana

Fonetica del film muto

Statica del moto perpetuo

[Nella foto, Alfred Jarry (Laval, 8 settembre 1873 - Parigi, 1 novembre 1907), scrittore e drammaturgo francese]

affermato da MauroPiadi | categorie: patafisica, cacopedia, tetratricotomia | Link | commenti (14)