
Emma Castelnuovo (Roma, 1913) è una matematica e pedagoga italiana.
Figlia di Guido Castelnuovo (cui è intitolato l'Istituto di matematica alla Sapienza) e nipote di Federigo Enriques, due tra i maggiori matematici italiani del secolo scorso, si può dire che abbia veramente la matematica nel sangue. Si laurea a Roma nel 1936 con una tesi in Geometria algebrica. Al termine degli studi lavora come bibliotecaria nello stesso Istituto.Nel 1938 risulta vincitrice del concorso per insegnare nella scuola secondaria, ma non ottiene la cattedra a causa delle leggi razziali vigenti durante il periodo fascista. Per lo stesso motivo perde il posto di bibliotecaria.
Racconta Emma: "Nel 1938 fu proibito in Italia, ai bambini, ai ragazzi, ai giovani ebrei di frequentare le scuole pubbliche e l’università. E fu proibito, naturalmente, ai professori ebrei di insegnare. Nelle grandi città come Roma, Milano... fu organizzata una scuola ebraica elementare e secondaria. Gli insegnanti erano di ruolo, allontanati dalle scuole pubbliche; io ero fra questi: avevo vinto il concorso nell’agosto del ’38, e avevo perso il posto pochi giorni dopo."
L'invasione tedesca degli anni '43-'44 la costringe alla clandestinità. Dopo la liberazione di Roma (giugno 1944) ottiene la cattedra in una scuola media statale, nella quale insegnerà fino alla fine degli anni 70 . È del 1946 un articolo su "Il metodo intuitivo per insegnare la Geometria nel Primo Ciclo della Scuola Secondaria", con le idee che sviluppa poi nel libro Geometria intuitiva. Dalla prefazione della prima edizione si nota l'assoluta attualità delle sue idee: "obiettivo principale del corso di Geometria intuitiva è suscitare, attraverso l'osservazione dei fatti riguardanti la tecnica, l'arte e la natura, l'interesse dell'alunno per le proprietà fondamentali delle figure geometriche e, con esso, il gusto e l'entusiasmo per la ricerca. Questo gusto non può nascere, credo, se non facendo partecipare l'alunno nel lavoro creativo. È necessario animare la naturale e istintiva curiosità che hanno i ragazzi dagli 11 ai 14 anni accompagnandoli nella scoperta delle verità matematiche, trasmettendo l'idea di averlo fatto per se stessi e, dall'altra parte, far sentire progressivamente la necessità di un ragionamento logico".
Senza grandi proclami, senza alte grida e facili entusiasmi Emma Castelnuovo si è da sempre proposta di far comprendere come si può "vedere con la mente". L’utopia di credere nelle capacità dell’umanità tutta. E sappiamo quanto bisogno abbiamo di utopie.
Nonostante non sia più giovane, questa grande donna è animata da una grande passione che la spinge a non fermarsi nell’intento che da da sempre la accompagna: promuovere e far conoscere la bellezza dell’arte matematica. In pensione da tempo, Emma Castelnuovo, continua attivamente a partecipare a convegni a dibattiti su vari temi inerente la disciplina che ha sposato.
Con grande ammirazione viene da dire, così come abbiamo detto tempo fa a una grande donna della scienza italiana, Rita Levi Montalcini: "Continui così, professoressa..."
"Ho davanti agli occhi l’immagine che della matematica si soleva dare nell’800: la matematica veniva rappresentata come un’immensa costruzione racchiusa entro mura, una costruzione formata da tanti palazzi, più o meno alti, alcuni terminati, alcuni, la maggior parte, ancora in lavorazione, snelli ed armonici gli uni, pesanti gli altri. Questi palazzi non erano isolati: si poteva entrare in ogni casa dal portone di ingresso, ma il più interessante era un sistema di ponti, di passerelle, ballatoi che congiungevano i piani alti con piani bassi di case diverse, intersecandosi, sovrapponendosi. I palazzi rappresentavano i diversi capitoli della matematica: l’algebra, l’analisi, le geometrie… e i ponti indicavano che i vari capitoli non erano isolati."
(E. Castelnuovo, Didattica della matematica)
[Nella foto: Emma Castelnuovo con una delle creazioni dei suoi "ragazzi", un iperboloide di rotazione, realizzato mediante sottili bastoncini di legno]





















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