Che ora è, che giorno è...
I miei libri su Lulu
Musica, maestro!
Foto recenti
Premi ricevuti
Oggi qui, domani là...
Feed
Grazie, Adele!
Qualcosa di me
Contapassi
Le mie opere 
Hanno detto la loro
Uno sguardo indietro
Leggo anche qui
Il blog politico
I bimbi di Casarano
Ho parlato di...
Legalese
Tra il mio compleanno e altre cose qua e là, mi sa che ci stiamo dimenticando dell'ultimo (in ordine temporale) quiz che ho lanciato...
Riporto qui il testo e il punto in cui siamo arrivati.
"C'è un signore che si reca presso un ufficio postale e spedisce un pacco a un'altra persona.
Questa seconda persona apre il pacco, vede che dentro c'è un braccio umano, lo controlla per bene, richiude il pacco, ci scrive sopra un altro indirizzo e lo spedisce a una terza persona.
La terza persona apre il pacco ricevuto, controlla anche lui il braccio, richiude, scrive un altro indirizzo e rispedisce il pacco a una quarta persona.
La quarta persona esegue le stesse operazioni delle due che l'hanno preceduto.
Idem per una quinta persona che però, una volta controllato il braccio, butta il tutto in un inceneritore."
Fatti assodati:
Fatto n. 1
- Il braccio che circola è un braccio sinistro (grazie a TeS per la domanda).
Fatto n. 2
- Le persone che ricevono il braccio lo riconoscono, è per questo che lo osservano per bene prima di rispedirlo (ancora grazie a TeS per il secondo fatto accertato).
Fatto n. 3
- Il braccio è normalmente disteso, né teso, né a pugno chiuso (grazie, Fioredautunno)
Fatto n. 4
- Il braccio è vero, non è una protesi (grazie, Andy)
Fatto n. 5
- Il numero dei coinvolti nella storia (cinque, 1 che spedisce, 4 che ricevono) non ha alcuna attinenza con il numero delle dita in una mano (grazie, Bandolin)
Fatto n. 6
- Nella vicenda c'entra una promessa (e anche qualcosa in più...) fatta ai quattro che ricevono il braccio (merito di Bandolin)
Fatto n. 7
- Qualcuno si taglia (forse meglio, si fa tagliare...) un braccio per mantenere una promessa (e ancora Bandolin)
Fatto n. 8
- Tutti gli altri lo hanno fatto per salvare lui in modo che con due braccia lui potesse salvare gli altri e poi quando tutti si sono salvati lui ha onorato il patto (cito testualmente Bandolin... ma brava!)
Fatto n. 9
- Il braccio non reca né una mappa, né un segno distintivo, ma piuttosto un segno identificativo, caratteristico (grazie, Redsunset), MA NON È IMPORTANTE SAPERE COSA, non vi fossilizzate su questo punto!
Fatto n. 10
- Non sono reduci da un campo di concentramento (Bandolin), né da Alcatraz o da altro carcere (Redsunset)
Fatto n. 11
- Ho già detto che quel che c'è sul braccio non è importante, basta sapere che quelli che lo ricevono riconoscono il braccio (capito, Sonoetta?)
Fatto n. 12
- Sì, è moooolto splatter 'sto gioco, Martinitry... ma è contemporaneamente del tutto plausibile che un fatto del genere sia potuto accadere (e qualcosa di simile si è verificato, effettivamente... qualcuno cinefilo come me è presente?
)
Fatto n. 13
- Tutti gli altri si erano già tagliati un braccio. L'hanno perduto tirandolo fuori da qualche ingranaggio o da un cumulo di macerie o da una nave o un treno incidentati (quasi, ci siete vicini... grazie a Fioredautunno)
Fatto n. 14
- È stata la prima persona (quello che ha iniziato la catena) ad amputare il braccio agli altri quattro (e brava Sonoetta!)
ATTENZIONE - Fate ogni tanto il reload della pagina, in modo da leggere i suggerimenti.
Al perché ci siete arrivati (punto n. 8); mancano il dove... il come...
Buon lavoro di fantasia e di meningi!
permalink | Categorie del post: giochi matematici | Grazie per i vostri commenti (36)
Stavo rispondendo a un commento (tardivo, ahimé!) fatto da Sonoetta al mio post del 28, quando mi sono accorto che quella risposta stava diventando troppo lunga; ho deciso quindi di farla diventare un post (magari breve...) su quella che è la mia idea di un blog.
Che il passato non si possa cambiare è ovvio (è inutile dirlo a uno scienziato...), cancellando quei post non pretendevo certo di fare una str...ta del genere, ma siccome fin dall'inizio mi ero proposto di non utilizzare il blog come valvola di sfogo per pensieri intimi e invece poi ci ero caduto...
So benissimo che un post non è una lapide, però credo che siccome un blog è una cosa leggibile da tutti debba avere (per quanto possibile) una sua coerenza interna e questa coerenza ho cercato e cercherò di mantenerla; poi, certo, questa è l'idea che me ne sono fatto io, altre opinioni hanno esattamente lo stesso diritto di cittadinanza.
Vedi quello che scrive lella: "c'è gente che ti segue...che conosce la tua vita...attraverso questo mezzo... abbi rispetto almeno per loro"; io credo che si possa (e si debba!) avere rispetto per gli altri nella misura in cui lo si ha per se stessi, e una delle forme di rispetto per se stessi è per me (ovviamente!) cercare quanto più possibile di essere coerenti.
Sarà la mia formazione scientifica, sarà il mio carattere, ma di questo lato di me stesso non riesco proprio a fare a meno; e so benissimo che proprio a causa di questa mia caratteristica risulto antipatico ad alcuni... ma non ci posso (né forse ci voglio) fare nulla!
Ecco, queste sono le riflessioni cui mi ha portato quel commento di Sonoetta. Suggerimenti, commenti e opinioni diverse sono, come sempre, graditissimi!
permalink | Categorie del post: vita, blog, ottimismo, pessimismo | Grazie per i vostri commenti (10)
Ieri sera, come vi avevo preannunciato, c'è stata la festa per il mio compleanno; insieme a molti amici abbiamo festeggiato con tanta amicizia e allegria, finché non è arrivata la doccia fredda, nelle sembianze di tre loschi figuri, emissari della polizia municipale del comune di Roma, municipio 1, che purtroppo hanno mandato in vacca tutto il buonumore che stavamo accumulando. Ma di ciò casomai parlerò in altra occasione.
Torniamo alle cose allegre, e cioè al resoconto fotografico della serata, che si è aperta sbevazzando un pochino di birra: chi l'artigianale Pappappero, chi la forte Ceres, chi la poco forte Heineken; io mi sono dedicato alla fortissima Cannabis (nooo, non pensate male
... è sul serio un marca di birra, tedesca, molto buona, ja!).
Tra chiacchiere, lazzi e frizzi è arrivata l'ora della torta, portata dal sottoscritto:

Ecco un primo piano della torta, una mimosa al limoncello e ai frutti di bosco (ve l'avevo detto che sarebbe stata squisita!):

Nella foto sotto, io e Mirko brindiamo assieme:

Questa è la fotografa ufficiale della serata, Ivo:

E qui vediamo Mirko e Laura all'interno della piadineria:

Ecco a voi Uomo tuono (detto familiarmente Thunderman, ma anche Uomo tonno e vari altri appellativi che non vi sto a ripetere...):

Questa invece è Pata che si sta rollando una sigaretta (sigaretta. eh...):

Un primo piano di Laura:

Questi sono Gluglu e Jarren:

Qui possiamo vedere Jarren, Dark Angel e Baldo:

Laura che applaude un Mirko attonito, chissà perché:

E Laura con Ivo, impegnata nella sua attività preferita, scambiare sms
:

Mauro con in mano la bottiglia di Cannabis di cui vi dicevo:

E qui Mauro e Uomo tuono con una banconota in mano (ma che, già vuoi pagare e andartene?):

Questi è Gluglu con Baldo Baldo (che io chiamo così, essendo il primo detentore del nome, per distinguerlo da Baldo, Balda e da Baldino; tutti insieme formano la Baldo's family
):

Laura e Pata, sempre intenta a rollarsi quella sigaretta; dice che così fuma di meno, perché ci mette un'ora a preparasela
...:

Mauro al telefono (ci credete se vi dico che non ricordo con chi stavo parlando?
... ah, sì, ora ricordo, con un amico che mi comunicava il dispiacere per non poter essere dei nostri, dato che si trovava in Calabria...) con l'immancabile sigaretta (manco fosse Yanez...):
Un primo piano di Ivo:

Nell'ordine, da sinistra a destra: Chris fonico, Mora l'edicolante, Baldo, Gluglu (seminascosto) e Pata:

Mirko sulla sinistra, mentre Dark Angel e Piciula si bardano e montano sul rombante mezzo che li porterà via da noi:

Uomo tuono in posa mussoliniana:

E, infine, Mora l'edicolante con Baldo Baldo:

A questo punto è finito il divertimento e sono cominciati i cavoli amari, dei quali, come dicevo, forse parlerò in altra sede.
N.B. Di molti dei personaggi qui raffigurati non ho scritto il nome vero: sono ascoltatori di Radio Rock Italia che ho descritto mediante i nicknames utilizzati nelle telefonate e negli sms con la radio!
permalink | Categorie del post: compleanno, piadina, piadineria, radio rock italia | Grazie per i vostri commenti (23)
In attesa che stasera arrivino gli amici per festeggiare, mi dedico questa splendida canzone eseguita da una fantastica cantante; subito sotto riporto anche le significative parole, con la traduzione.
Joan Baez - Gracias a la vida (parole e musica di Violeta Parra)
GRACIAS A LA VIDA
Gracias a la vida, que me ha dado tanto,
Me dió dos luceros, que cuando los habro
Perfecto distingo, lo negro del blanco,
Y en el alto cielo, su fondo estrellado,
Y en las multitudes al ombre que yo amo
Gracias a la vida, que me ha dado tanto,
Me ha dado el oído, que en todo su hancho,
Grava noche y dia grillos y canarios,
Martillos turbinas ladridos chubascos
Y la voz tan tierna del que estoy amando
Gracias a la vida, que me ha dado tanto,
Me ha dado el sonido y el abecedario,
Con el las palabras, que pienso y declaro
Madre amigo hermano, y luz alumbrando,
La ruta del alma del que estoy amando
Gracias a la vida, que me ha dado tanto,
Me ha dado la marcha de mis pies cansados,
con ellos anduve, ciudades y charcos,
Playas y desiertos, montañas y llanos
Y la casa tuya, tu calle y tu patio
Gracias a la vida, que me ha dado tanto,
Me dio el corazón que agita su marco
Cuando miro el fruto del cerebro humano,
Cuando miro el bueno tan lejos del malo
Cuando miro el fondo de tus ojos claros
Gracias a la vida, que me ha dado tanto,
Me ha dado la risa y me ha dado el llanto
Asi yo distingo dicha de quebranto
Los dos materiales que forman mi canto
y el canto de ustedes que es el mismo canto,
y el canto de todos, que es mi propio canto
Gracias a la vida, que me ha dado tanto
GRAZIE ALLA VITA
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato due astri che quando li apro
perfettamente distinguo il nero dal bianco,
e nell'alto cielo il suo sfondo stellato,
e tra le moltitudini l'uomo che amo.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato l'ascolto che in tutta sua apertura
cattura notte e giorno grilli e canarini,
martelli turbine latrati burrasche
e la voce tanto tenera di chi sto amando.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il suono e l'abbecedario
con lui le parole che penso e dico,
madre, amico, fratello luce illuminante,
la strada dell'anima di chi sto amando.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato la marcia dei miei piedi stanchi,
con loro andai per città e pozzanghere,
spiagge e deserti, montagne e piani
e la casa tua, la tua strada, il cortile.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il cuore che agita il suo confine
quando guardo il frutto del cervello umano,
quando guardo il bene così lontano dal male,
quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il riso e mi ha dato il pianto,
così distinguo gioia e dolore
i due materiali che formano il mio canto
e il canto degli altri che è lo stesso canto
e il canto di tutti che è il mio proprio canto.
Grazie alla vita che mi ha dato tanto.
permalink | Categorie del post: vita, compleanno, baez joan | Grazie per i vostri commenti (12)
E allora!
Ci siamo, la mezzanotte è appena passata (o quasi, questo dipende non da me ma da Splinder...) e questo è il giorno del mio 56° compleanno!
Anche se, teoricamente, gli anni li compirò effettivamente alle 12.50 (anzi, visto che ancora c'è l'ora legale, alle 13.50)... ma non facciamo troppo i pignoli!
Intanto mi regalo questa splendida torta:
Mmhhh, dice mangiami mangiami...
E poi mi regalo questa fantastica interpretazione della mia attrice favorita:
Anche se Happy birthday non era certo dedicata a me... sigh! sob!
Comunque, oggi vi aspetto tutti qui (quelli che possono...), non vedo l'ora di essere circondato dai miei amici...
Un pensiero va a coloro che ci saranno soltanto con il cuore, ma stiano sicuri che li considero presenti anche di persona.
Domenica pubblicherò sul blog le foto scattate in occasione della festa, così anche chi non c'è stato potrà goderne e magari gli spedirò anche un pezzettino di torta, sperando gli arrivi in condizioni ancora gastronomicamente buone
!
permalink | Categorie del post: compleanno | Grazie per i vostri commenti (23)
Un commento che ho lasciato ieri sul blog di Mary e la sua risposta in privato mi hanno fatto venire in mente questo aneddoto raccontato dal grande Charlot.
Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei.
Vivi come credi. fai cosa ti dice il cuore... ciò che vuoi... una vita è un'opera di teatro che non ha prove iniziali.
Canta, ridi, balla, ama... e vivi intensamente ogni momento della tua vita... prima che cali il sipario e l'opera finisca senza applausi.
(Charlie Chaplin)
Giuseppe Gioacchino (anzi, alla romana, Giovacchino) Belli nasce il 7 marzo 1791 a Roma, da Gaudenzio e Luigia Mazio. A seguito della proclamazione della Repubblica francese (1798), il piccolo Gioacchino si rifugia con la madre a Napoli dove, per una serie di vicissitudini, conoscono la miseria più nera. Tornato al potere papa Pio VII, il padre Gaudenzio Belli ottiene un buon incarico nel governo pontificio a Civitavecchia. All’età di tredici anni Gioacchino viene mandato a scuola dai gesuiti al collegio romano e rimasto presto orfano d'ambedue i genitori, ottenne modesti impieghi privati e pubblici.
Intorno al 1810, iniziò la sua carriera letteraria e fondò con altri l'Accademia Tiberina, nel quadro della arretratissima cultura locale, divisa fra sonetteria arcadica e gusto dell'antiquaria.
A venticinque anni sposò senza amore e di malavoglia una ricca vedova, Maria Conti, dalla quale ebbe un unico figlio, Cito. Il matrimonio era d'altronde caldeggiato dal cardinale Consalvi, un potentissimo prelato che trova un’ottima sistemazione per il giovane Belli, sistemazione di cui il poeta aveva estremo bisogno. Raggiunta una discreta agiatezza poté dunque dedicarsi con maggiore impegno agli studi e alla poesia, un periodo durante il quale scrisse la maggior parte dei suoi inimitati Sonetti romaneschi.
Compì anche numerosi viaggi, a Venezia (1817), a Napoli (1822), a Firenze (1824) e a Milano (1827, 1828, 1829), stabilendo contatti con ambienti culturali più avanzati e scoprendo alcuni testi fondamentali della letteratura sia illuministica che romantica.
Nel 1828 si dimise dalla Tiberina e, con un gruppo di amici liberali, apri in casa sua un gabinetto di lettura; ma dopo la morte della moglie (1837), il Belli ripiombò in gravi angustie economiche e morali, oltre a perdere la sua finora inesausta vena poetica.
Da quel momento in poi, salvo un breve periodo di ripresa avvenuta a seguito della caduta della Repubblica Romana da lui duramente avversata, Belli si chiude in un definitivo silenzio, arrivando addirittura a rinnegare tutta la sua produzione precedente, per paura che questa nuocesse alla carriera del figlio, impiegato nella amministrazione pontificia. Per questo incarica l’amico monsignor Tizzani di distruggerla dopo la sua morte, che avviene a Roma il 21 dicembre 1863. Fortunatamente, l'amico si guardò bene dall'eseguire la volontà del poeta, salvaguardando un inestimabile patrimonio di versi e anzi consegnando il corpus delle opere belliane quasi integralmente, al figlio di lui.
Quantitativamente superiore a quella in dialetto, ma di scarso rilievo, la produzione poetica in lingua: l'edizione completa, in tre volumi, è uscita soltanto nel 1975, col titolo Belli italiano. Più interessanti sono l'epistolario (Lettere, 2 voll., 1961; Lettere a Cencia, 2 voll., 1973-74), dove affiora qualche tratto dell'"umor nero" belliano; e lo Zibaldone, una raccolta di estratti e di indici di opere che documenta la conoscenza di iluministi e romantici italiani e stranieri, nonchè un interesse assai vivo per la letteratura realistica, Boccaccio compreso.
E dopo queste note biografiche, tratte da BiografieOnLine.it, alcuni dei più bei sonetti di Giovacchino. Avverto che alcuni sono licenziosi assai; chi pensasse di rimanerne scioccato, può terminare qui la lettura...
ER PADRE DE LI SANTI [1]
Er cazzo se pò dì radica, uscello,
Ciscio, nerbo, tortore, pennarolo [2],
Pezzo-de-carne, manico, cetrolo,
Asperge, cucuzzola e stennarello.
Cavicchio, canaletto [3] e chiavistello,
Er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo,
Attaccapanni, moccolo, bruggnolo [4],
Inguilla, torciorecchio [5], e manganello.
Zeppa e batocco, cavola [6] e tturaccio,
E maritozzo, e cannella, e ppipino,
E ssalame, e ssarciccia, e ssanguinaccio.
Poi scafa, canocchiale, arma, bambino,
Poi torzo, cresscimmano, catenaccio,
Mànnola [7], e mi'-fratello-piccinino.
E te lascio perzino
Ch'er mi' dottore lo chiama cotale,
Fallo, asta, verga e membro naturale.
Quer vecchio de spezziale
Dice Priapo; e la su' moje pene,
Segno per dio che nun je torna bene.
[1] Uno dei più famosi sonetti di Belli, il cui titolo nella primitiva stesura avrebbe dovuto essere "Cinquanta nomi".
[2] Cioè astuccio per le penne d'oca.
[3] Strumento usato per tirare su riso, legumi, ecc.
[4] Il "brugnolo" è un tipo di fungo mangereccio.
[5] Segmento di legno per chiudere fessure, rinforzare i mobili ecc.
[6] Rubinetto della botte, per spillarne il contenuto.
[7] Mandòla, strumento a metà tra il mandolino e la chitarra
LA MADRE DE LE SANTE [1]
Chi vò chiede la monna a Caterina,
Pe ffasse intenne da la gente dotta
Je toccherebbe a dì: vurva, vaccina [2],
E dà giù co la cunna e co la potta [3].
Ma noantri fijacci de miggnotta
Dimo cella, patacca, passerina,
Fessa, spacco, fissura, buscia, grotta,
Fregna, fica, ciavatta, chitarrina.
Sorca [4], vaschetta, fodero, frittella,
Ciscia, sporta, perucca, varpelosa [5],
Chiavica, gattarola [6], finestrella.
Fischiarola, quer-fatto, quela-cosa,
Urinale, fracosscio, ciumachella,
La-gabbia-der-pipino, e la-brodosa.
E si vòi la cimosa,
Chi la chiama vergogna, e chi natura,
Chi ciufeca, tajola e sepportura.
[1] Legittimo seguito del sonetto precedente.
[2] "Vaccina" è una furbesca fusione di "vagina" e "vacca".
[3] Termini non più in uso; il primo deriva dal latino "cunnus" (genitali femminili).
[4] La femmina del sorcio.
[5] Corruzione dell'eufemismo "valle pelosa".
[6] Pertugio che consente il transito ai gatti.
ER MOSTRO DE NATURA [1]
Che vòi che seguitassi! Antre campane
Ce vonno, sor Mattia, per quer batocco [2]!
L'ho ssentito io ch'edèra in nel'imbocco!
Ma ffréghelo, per dio, che uscello cane!
Va' cosa ha d'accadé mo a le puttane!
De sentimme bruscià quanno me tocco!
Si è ttanto er companatico ch'er pane [3],
Qua ssemo a la viggija de San Rocco [4].
N'ho ssentiti d'ucselli in vita mia:
Ma quanno m'entrò in corpo quer tortore
Me sce fesce strillà Gesummaria [5]!
Madonna mia der Carmine, che orrore!
Cosa da fàcce un zarto e scappà via.
Ma nun me frega [6] ppiù sto Monziggnore.
[1] Questo sonetto avrebbe potuto essere classificato fra quelli che hanno per tema il clero, ma...
[2] Metafora dei genitali femminile e maschile.
[3] Altra metafora: "se le conseguenze dell'atto sessuale saranno della stessa portata dell'atto stesso".
[4] Annesso alla chiesa di S. Rocco era un'ospizio che accoglieva le partorienti clandestine.
[5] Fra le popolane romane, Gesummaria! era la più comune esclamazione.
[6] Gioco di parole: fregare ha il doppio significato di "corbellare, ingannare" e di "possedere carnalmente".
ER COMMERCIO LIBBERO
Be'? So' pputtana, venno la mi' pelle:
Fo la miggnotta, si, sto ar cancelletto [1]:
Lo pijo in quello largo e in quello stretto [2]:
C'è gnent'antro da dì? Che cose belle [3]!
Ma ce sò stat'io puro, sor cazzetto,
Zitella com'e tutte le zitelle;
E mo nun c'è chi avanzi bajocchelle
Su la lana e la paja der mi' letto [4].
Sai de che me laggn'io? No der mestiere
Che ssarìa bell'e bono, e quanno butta
Nun pò ttrovasse ar monno antro piacere.
Ma de ste dame che stanno anniscoste
Me laggno, che, vedenno quanto frutta
Lo scortico, ciarrubbeno le poste.
[1] Le prostitute usavano mostrarsi da locali che davano sulla strada chiusi da un cancello basso, così che la parte superiore fungeva da finestra.
[2] Evidente allusione a... varie pratiche sessuali.
[3] Evidentemente obiettando ad una critica mossale.
[4] L'intera frase ha il significato di: "E ora non vi è nessuno che non abbia conosciuto il mio letto".
ER GIORNO DER GIUDIZZIO
Quattro agnoloni co’ le tromme 'n bocca
Se metteranno uno pe' cantone
A ssonà: poi co' tanto de vocione
Cominceranno a dì: "Fôra a chi ttocca".
Allora vierà ssù 'na filastrocca
De schertri [1] da la tera a pecorone [2],
Pe' ripijà ffigura de perzone,
Come purcini attorno de la bbiocca [3].
E 'sta bbiocca sarà Dio bbenedetto,
Che ne farà ddu' parte, bianca, e nera:
Una pe annà in cantina, una sur tetto.
All'urtimo uscirà 'na sonaijera
D'angioli e, come si ss'annassi a letto,
Smorzeranno li lumi, e bbona sera.
[1] Scheletri
[2] Proni come le pecore
[3] Chioccia
LA SSCERTA
Sta accusì. La padrona cor padrone,
Volenno marità la padroncina
Je portonno davanti una matina,
Pe ssceje, du' bravissime perzone.
Un de li dua aveva una ventina
D'anni, e du' spalle peggio de Sanzone;
E l'antro lo disceveno un riccone
Ma aveva un po' la testa cennerina [1].
Subbito er giuvinotto de quer paro
Se fece avanti a dì: "Sora Luscia,
Chi volete de noi? parlate chiaro".
"Pe' dilla, me piacete voi e lui",
Rispose la zitella; "e ppijerìa
Er ciscio [2] vostro e li quadrini sui".
[1] A dire, era alquanto anziano
[2] Cfr. "Er padre de li santi"
A proposito della statua in onore del Belli, posta in piazza Sidney Sonnino, c'è un aneddoto carinissimo: il poeta ha un bastone in mano che però non è bianco, bensì marrone. Il fatto è che durante l'occupazione tedesca una mattina il bastone originale sparì e al suo posto c'era un cartello che diceva:
"A Giovacchi', scusace pe' 'r bastone! Ce cacciamo via i todeschi e poi te 'o riportamo"!
Da questo blog spariscono da oggi tutti i post relativi a questioni sentimentali, di amore, di innamoramento, di cuore e simili riferiti a me stesso. D'altronde era un proposito che avevo fin dall'inizio, blog contenenti piagnistei e resoconti di rimorchiate ce sono fin troppi, poi la mano e il cuore purtroppo sono corsi via da soli e il cervello non ha potuto, né voluto, trattenerli. Pochissime persone potranno chiedermi il perché di tale decisione (e quei pochi sanno benissimo di poterlo fare, perché godono da parte mia di totali amicizia e fiducia) e a loro risponderò, naturalmente, in privato; agli altri chiedo, con tutta la simpatia e l'amicizia che ci legano o ci potranno legare in futuro, di prendere atto della mia decisione senza commentarla; grazie.
Se parlerò in futuro di tali temi sarà soltanto in termini generali, riferibili a chiunque, ma mai più al sottoscritto.
Ho cancellato anche i post precedenti.
Lascio soltanto, per ora, i post contenenti poesie o canzoni, perché li reputo belli in sé. Vedrò in seguito se modificare i titoli e/o i testi o se cancellarli del tutto, ancora non ho preso una decisione definitiva.
E se qualcuno si accorgesse che mi sto avvicinando al limite pericoloso di riparlare dei fatti miei su quelle tematiche è pregato di darmi immediatamente una randellata (metaforica, eh?) in testa, sì da farmi rinsavire immediatamente.
Et de hoc satis.
Nel frattempo, visto che nel blog ci dovevo mettere le mani in maniera abbastanza pesante, ho fatto anche qualche piccola modifica al template (un'avvertenza in legalese, la conta di quanti lettori loggati ci sono in quel momento, e altre piccole variazioni qua e là), spero non dispiacciano... 
Sto pensando seriamente anche a qualche modifica cromatica, questo bianco/nero/grigio mi ha un po' stufato, voi che ne dite? Accetto suggerimenti, però tenete presente che il disegno di Escher lassù non si tocca, eh! Anzi, ne vorrei mettere qualcun altro... mi piacciono da morire, soddisfano il mio animo musical-matematico!
Detto ciò che era dovuto agli aficionados del mio blogghino, coram populo annuncio:
TADADAMM! 1 giorno al genetliaco! Spero che abbiate preparato tric-trac, mortaretti, fuochi d'artificio e articoli simili, perché purtroppo la piadineria non può fornirveli... ma tutto il resto, in tema de magna' e beve sì!
Non venite mangiati........ perché vi mangeremo noi! 
Intermezzo romanesco
Come? Che dichi tu, là in fonno?
E stateve 'n po' zitti qui devanti, che nun se sente gnente!
Ahò, io nun capisco mica che dice; ah Le', ma tu 'o senti?
Che dice? Dice che nun za' l'indirizzo?
Ma che se semo 'mpazziti?
Nun me pare vero che c'è ancora quarchiduno che nun za' 'ndo stamo!
Ma nun ce posso créde!
Ma stamo a via Bodoni 54/56, a Testaccio, viscino ar mercato der rione.
Capito? Sì, dico a te laggiù, te se so' sturate le 'recchie?
Ah, vabbe', allora se vedemo dimani!
Ahò, e me riccommanno, porta puro 'n po' de amichi, eh?
Nun fa' che me vieni da solo, che sinnò te caccio fora!
Qui, più semo e mejo stamo!
N.B. Rendo il dovuto omaggio a G.G. Belli per la fantastica traslitterazione del dialetto romanesco; se non ci fosse stato lui, oggi non conosceremmo né "Er padre de' li santi", né "La madre de' li santi"; ne parleremo in un post molto prossimo, ve lo prometto!
Fine dell'intermezzo
STAY TUNED FOR TOMORROW'S POST!
(Hope will be here just past midnight)
permalink | Categorie del post: | Grazie per i vostri commenti (11)
A sostegno dei nostri amici incredibilmente coraggiosi in

indossiamo tutti quanti,in tutto il MONDO,una

o almeno un nastro.
Chiunque legga questo messaggio lo trasmetta a quante più persone possibile, sensibili a questo gravissimo dramma.
permalink | Categorie del post: birmania | Grazie per i vostri commenti (2)
Beh, ragazzi, mi state veramente sorprendendo! Complimenti a Andy per la sua rapida soluzione!
Stavolta passiamo alla categoria thriller, per così dire... Continuo a mettere nel titolo 'matematici', ma non c'entra la matematica, né tantomeno la logica; ci vuole IMMAGINAZIONE, FANTASIA e simili... Qualcuno sarà contento (vero, Lella?)... qualcun altro no, ma ci vuole pure varietà nella vita
!
Allora, il testo:
"C'è un signore che si reca presso un ufficio postale e spedisce un pacco a un'altra persona.
Questa seconda persona apre il pacco, vede che dentro c'è un braccio umano, lo controlla per bene, richiude il pacco, ci scrive sopra un altro indirizzo e lo spedisce a una terza persona.
La terza persona apre il pacco ricevuto, controlla anche lui il braccio, richiude, scrive un altro indirizzo e rispedisce il pacco a una quarta persona.
La quarta persona esegue le stesse operazioni delle due che l'hanno preceduto.
Idem per una quinta persona che però, una volta controllato il braccio, butta il tutto in un inceneritore."
Vi chiedo una spiegazione plausibile di questa vicenda. Plausibile, eh? Fantasia sì, ma dev'essere qualcosa che potrebbe succedere realmente...
Fate le domande che volete, vi risponderò a stretto giro di posta.
Ciao belli!
In questa sezione metterò man mano i fatti accertati in base alle risposte fornite alle vostre domande, così non dovrete scorrervi tutti i commenti
. E poi non dite che non sono cortese!
Fatto n. 1 - Il braccio che circola è un braccio sinistro (grazie a TeS per la domanda).
Fatto n. 2 - Le persone che ricevono il braccio lo riconoscono, è per questo che lo osservano per bene prima di rispedirlo (ancora grazie a TeS per il secondo fatto accertato).
Fatto n. 3 - Il braccio è normalmente disteso, né teso, né a pugno chiuso (grazie, Fioredautunno)
Fatto n. 4 - Il braccio è vero, non è una protesi (grazie, Andy)
permalink | Categorie del post: giochi matematici | Grazie per i vostri commenti (16)