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Un haiku è un componimento poetico di tre versi caratterizzati da cinque, sette e ancora cinque sillabe. È una poesia dai toni semplici che elimina spesso i fronzoli lessicali e le congiunzioni e trae la sua forza dalle suggestioni della natura e le sue stagioni.
L'haiku fu creato in Giappone nel secolo XVII e deriva dal tanka, componimento poetico di 31 sillabe che risale già al IV secolo. Il tanka è formato da 5 versi di 5-7-5-7-7 sillabe rispettivamente. Eliminando gli ultimi due versi si è formato l'haiku.
Per l'estrema brevità richiede una grande sintesi di pensiero e d'immagine. Tradizionalmente l'ultimo verso è il cosiddetto riferimento stagionale o kigo, cioè un accenno alla stagione che definisce il momento dell'anno in cui viene composta o al quale è dedicata. Soggetto dell'haiku sono scene rapide ed intense che rappresentano, in genere, la natura e le emozioni che esse lasciano nell'animo dell'haijin (il poeta). La mancanza di nessi evidenti tra i versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni. Gli haiku tradizionali non hanno alcun titolo. (Fin qui, come mio solito, Wikipedia).
E volete che non mi dilettassi anch'io a scrivere haiku
?
Non sono tradizionali, cioè non fanno riferimento necessariamente alle stagioni, perciò non dovrebbero essere considerati haiku standard, ma comunque...
1
Hai la fortuna
nascosta nel tuo amore
e dentro di te
2
Rose scarlatte
profumi di ragazze
sotto la doccia
3
Nubi d'autunno
cielo scuro di Roma
sopra il Tevere
4
Molte rondini
garriscono querule
sopra i tetti
5
Senza incertezze
cammini, passo lesto,
verso il tuo lui
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Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l'altro e perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri.
(Roland Barthes)
Mio commento all'esimio Barthes: lo so che non si può essere più stupidi di così...
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La dimensione della nostra vita non va misurata
sulla quantità di respiri che facciamo,
bensì sul numero di quei momenti vissuti
che ci tolgono il respiro.
Non è mia la frase originale, è mia la rielaborazione...
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Domenica scorsa a pranzo con amici molto cari. Questo è il fotoreportage...

Priscilla e Picia (Christian a sinistra e la pelata di Carlo...)

Carlo e Christian

Elisa e Mara

Ancora Elisa e Mara

Mara e Carlo

Stefano all'opera nella sua attività preferita

Mara e il sottoscritto

Priscilla e Picia

Mauro e Stefano

Tutto quello (o quasi) che ci siamo scofanati... come vedete è rimasto parecchio... volete favorire?

L'intero gruppo in autoscatto... scusa Ste', t'ho tagliato il capoccione...
Un grazie a tutti, ma soprattutto a Christian (ospite eccezionale), Carlo (cuoco sopraffino), Elisa (per le sue bellissime parole), Stefano (per le sue battute al fulmicotone), Picia, Priscilla e Mara (per la loro simpatia accattivante)... beh, giustamente il soprattutto includeva tutti...
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Amor mi accompagna,
fiera invincibile
che dilania l'animo,
melodia inarrestabile
di arpe e archi,
sapori orientali
dolci e amari insieme,
apoteosi iridata
dopo la tempesta,
oceano di carezze
tenere e appassionate,
profumo di te,
dopo una notte con te!
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Comunico a tutti gli appassionati che Elisa ha scritto il suo primo capitolo, che trovate qui. Andatelo a leggere, perché ne vale davvero la pena!
Inoltre, sto raccogliendo in un unico documento Word, aggiornato a ogni nuova uscita, i capitoli pubbblicati finora. Chi volesse averne copia mi può contattare con i soliti sistemi...
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Vorrei intervenire nell'eterna diatriba fra i sostenitori dei gatti e quelli dei cani (e degli altri animali domestici, quanto a questo!).
So che probabilmente mi tirerò addosso l'ira (spero non funesta
) degli amanti di una delle famiglie di pets, tanto per fare l'esterofilo; contemporaneamente, però, susciterò sicuramente le simpatie di altri.
I lupi (i canidi che hanno dato origine ai cani) sono stati addestrati dall'uomo circa 15.000-20.000 anni fa, ai tempi delle abitazioni su palafitte. Tutto, nel fisico e nella psiche del cane, proverrebbe dal lupo e da mutazioni casuali, mentre le ibridazioni con lo sciacallo sarebbero piuttosto trascurabili. Lupo e cane, pur avendo comuni antenati, hanno poi seguito due strade diverse: l’uno ha mantenuto selvatichezza e ferocia, l’altro è diventato domestico. Alcune caratteristiche di base, però, si sono conservate nei secoli: entrambi agitano la coda in segno di contentezza, la tengono tra le zampe se sono impauriti, porgono la gola in segno di resa all'avversario, arricciano le labbra e ringhiano quando sono arrabbiati, marcano con l’odore il proprio territorio, le femmine hanno la stessa durata della gestazione e sono addirittura vittime delle stesse malattie e dei medesimi parassiti.
La comparsa di nuove razze di cani non ha praticamente mai avuto pause. Vuoi per mutazioni naturali, per clima, per ambiente, vuoi per gli incroci propiziati dall’uomo, le razze canine sono sempre più numerose e più selezionate.
Per quanto riguarda il gatto è difficile determinare quando iniziò il processo di addomesticamento. I gatti, come tali, si sono evoluti alcuni milioni di anni prima del cane. Il loro diretto antenato è sicuramente lo smilodon detto anche gatto con i denti a sciabola, che in verità era più simile a una tigre che a un gatto, essendo lungo anche più di un metro.
Per il gatto il processo di addomesticamento non è stato facile come per il cane. Il gatto manca di impulsi cooperativi e di istinti sociali e questo ha fatto si che la domesticazione non sia stata proprio come viene intesa per il cane (cambiandone profondamente i caratteri somatici e comportamentali), ma sia più che altro una consapevolezza di poter ottenere vantaggi reciproci da una stretta convivenza.
Del periodo presunto del primo addomesticamento del cane ho detto; per il gatto tale processo non dovrebbe essere avvenuto prima di 5.000-6.000 anni fa.
La funzione dei gatti come cacciatori di roditori, ai quali assolutamente non interessavano le granaglie come invece poteva succedere ad altri animali come il furetto, fu subito vista di buon occhio; addirittura la loro presenza era incoraggiata con la distribuzione di scarti di pesce.
Inizialmente il contatto diretto tra gatto e uomo non è stata cosa facile per l'innata diffidenza del gatto, ma sicuramente il piacere dato da un gatto accoccolato sulle gambe mentre fa le fusa dopo una lunga e dura giornata di lavoro nei campi lo ha fatto perseverare.
Gli altri animali domestici sono certamente meno significativi dal punto di vista dello sviluppo della civiltà umana, hanno assunto sempre più peso soprattutto in tempi moderni (diciamo dal settecento in poi, anche se uccelli e pesci erano sicuramente presenti nelle case dei patrizi romani). Oggi, a parte i soliti canarini, pappagalli, pesci rossi ecc. è sempre più frequente trovare nelle case rettili (dal pitone reale al geco leopardo, quando non al caimano...), anfibi (tartarughe, soprattutto) e così via. Mi sembra però un atteggiamento dettato più dalla moda che non una necessità storica reale, come nel caso di cani e gatti.
Ma ora basta con la storia e veniamo a noi, anzi a me...
Premessa obbligatoria, direi: mi piacciono tutti gli animali, indifferentemente; sarà la mia solita mentalità da scienziato, che più volte ho ricordato, ma proprio non mi viene in mente un animale che mi susciti ribrezzo, orrore o sentimenti comunque negativi: dal ragno alla blatta (
chi sa, capisce...) ecc.
Ciò premesso, amo e mi piacciono molto più i gatti dei cani... (Ahi!, ahi!, ahi!... no, le uova no!)
Perché?
1 - Per ragioni estetiche (e questo, lo riconosco, è un parametro del tutto soggettivo, potete essere tranquillamente in disaccordo). Volete mettere la bellezza, la plasticità, il dinamismo del felide rispetto al canide? Non c'è confronto, suvvia...
2- Per ragioni socio/politiche (sissì, proprio così!). C'è un animale domesticato più libero del gatto? No, non ce n'è! Fate caso all'atteggiamento del gatto: è un animale libero che, per sua e nostra convenienza, ha deciso che la convivenza con gli esseri umani era utile, forse necessaria e magari anche gradevole; il gatto sembra dirci:
- Caro essere umano, io e te siamo uguali, ognuno nel nostro ambito. Lo so che a te piacerebbe stare lì ad accarezzarmi ogni minuto, ma devi capire che anch'io ho una mia vita, devo uscire, andare a caccia, divertirmi... Mica posso stare sempre appresso a te! Perciò, quando mi va pure a me, d'accordo, fammi pure tante coccole e io ti ricambio con le fusa... ma solo quando è possibile! Ah, e la letttiera, per favore, cambiala ogni giorno... tu, scusa, quando vai al bagno scarichi, no? E allora? Perché io devo sorbirmi tutte quelle puzze?
Un cane invece direbbe:
- Padrone mio... quanto ti amo! Ti amo quando mi accarezzi, ti amo quando mi picchi, quando mi dai da mangiare, quando mi prendi a calci... Non ne posso fare a meno... sono servile, che ci vuoi fare?
Beh, oddio, magari ho un po' esagerato... però a me lo sguardo del cane dà quell'impressione... (No, no! i sassi no, per favore...!)
3 - E, infine, per ragioni pratiche: un gatto richiede molta meno cura e assistenza di un cane, non parliamo poi se se ne hanno di più: una decina di gatti in casa è una cosa pensabile, una decina di cani sarebbe un inferno!
Un abbraccio a tutti i possessori di pets...
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Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l'acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
"Io sono il sole, i cieli, l'amore".
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola. Sognare
è il mezzo che l'anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.
Pedro Salinas y Serrano, poeta madrileno, romanziere e saggista, esule durante la ditatura franchista, scomparso in esilio nel 1951.
L'ho conosciuto da poco (mea culpa), ma devo dire che pian pianino sta diventando uno dei poeti che amo di più.
Se vi piace, ditemelo, segnalatemi altre sue cose...
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Rendiamo onore a Vera, che ha risolto il gioco n. 11!
Classifica aggiornata:
1. Colajao p. 4
2. Sparta e Wilcoyote p. 2
4. Martinitry p. 1,5
5. JamesDouglas80, AndyDufresne e Vera p.1
E ora passiamo al nuovo gioco, stavolta logico-matematico!
Come funziona il ragionamento matematico? Quanti modi diversi ci sono per risolvere i problemi che si presentano di fronte a uno scienziato?
Un qualunque sistema matematico funziona così: si prende una serie di "regole di composizione dei teoremi", uno o più "assiomi" (cioè affermazioni non dimostrate, che si assumono per "vere") e, applicando le regole agli assiomi, si derivano i "teoremi", ai quali, a loro volta, possono essere applicate le regole di derivazione per trarne altri teoremi.
Questo in sistesi.
Vi propongo un sistema, inventato dal logico americano Emil Post negli anni 20 del secolo scorso, e chiamato perciò sistema di Post. Io lo chiamerò, seguendo Hofstadter, sistema MIU (più avanti capirete perché).
Per cominciare fornirò una stringa (=assioma) e questa stringa è MI. Poi vi fornisco queste quattro "regole di composizione":
1 - Se si possiede una stringa che termina con una I, si può aggiumgere una U alla fine.
2 - Si abbia Mx. Allora Mxx è una stringa "valida".
3 - Se in una stringa c'è III, si può costruire una nuova stringa mettendo una U al posto di III.
4 - Se all'interno di una delle stringhe della collezione c'è UU, si può eliminarlo.
Quello che vi chiedo è: con la stringa data all'inizio e le quattro regole di composizione fornite, è possibile ottenere la stringa MU?
Ove non sia chiaro, preciso che:
- nella nozione di "stringa" è implicito che le lettere compaiano in un determinato ordine;
- nella regola 2, la x denota una qualsiasi stringa
- le regole funzionano a senso unico; vale a dire che da MIII si può derivare MU (regola 3), ma non è possibile il ragionamento al contrario, cioè da MU non è possibile derivare MIII.
Come si può procedere per risolvere il quesito?
Vi dico subito che ci sono tre possibili metodi:
- il sistema Meccanico
- il sistema Intelligente
- il sistema Ulteriore
... capito perché MIU? 
Ora a voi... (sono certo che chi ha letto Hofstadter, Gödel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante si asterrà per onestà intellettuale...)
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Notte
(á la mode de Salvatore Quasimodo)
Solitudine disperata,
angoscioso tormento.
Appari tu.
Ed è subito giorno.
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