Non solo matematica...
Vi sono momenti della storia, nei quali tutto quello che si può fare
è tenere accesi piccoli fuochi nella notte, proteggendoli dalla tempesta
e da chi li vuole spegnere a colpi di prepotenza, di avvocati e di leggi,
perché, a notte e bufera finite, il villaggio dovrà pur ricominciare a cuocere e scaldarsi.
(Gilles Deleuze)

Che ora è, che giorno è...


by Blografando & Ab

I miei libri su Lulu

Musica, maestro!


Get your own playlist at snapdrive.net!

Foto recenti

Premi ricevuti

Oggi qui, domani là...

Feed

  • Powered by Splinder

Grazie, Adele!

Qualcosa di me

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Contapassi

Le mie opere

Hanno detto la loro

Uno sguardo indietro

Leggo anche qui

Il blog politico

I bimbi di Casarano

Ho parlato di...

Legalese

Avviso ai naviganti
E giunti al fin della licenza... io tocco!
Postato da MauroPiadi alle 21:17 di giovedì, 31 luglio 2008

patch adams

In questo periodo impazzano sui blog e sui giornali discussioni e polemiche sul caso Englaro; il fatto mi ha ricordato un bellissimo film che mi sono andato a rivedere: Patch Adams, con Robin Williams. Brevemente, per chi non la ricordasse, la trama:

Hunter "Patch" Adams (personaggio esistente nella realtà, è effettivamente il medico che ha inventato la clown-terapia) è internato in un ospedale psichiatrico in conseguenza di un tentativo di suicidio. Resosi conto di avere una certa predisposizione per il contatto umano, soprattutto con i suoi compagni d'ospedale, decide, una volta dimesso, di intraprendere gli studi di medicina. Nonostante sia molto più grande di un normale studente universitario, frequenta l'università con ottimi voti, e si innamora di Carin. Non gli piace però il modo che hanno di lavorare i suoi futuri colleghi medici; troppa indifferenza, troppa avidità nel trattare i pazienti. Lui invece adora starci a stretto contatto e cerca di alleviare le loro sofferenze, è la sua filosofia di vita. Per andare incontro ai suoi princìpi, trasgredisce al regolamento della facoltà, e inizia a far visita ai malati terminali, li assiste e li diverte con le sue trovate imprevedibili ed esilaranti.

Purtroppo il cuore di Patch deve ricevere un durissimo colpo: Carin viene uccisa in modo brutale da un paziente disturbato mentalmente. L'accaduto smonta tutti gli entusiasmi di Patch, inducendolo a distruggere tutto quello che con tanta fatica e amore aveva creato. Mentre sta per tentare di nuovo il suicidio, una farfalla (evoluzione del bruco, animaletto che Carin amava), posandosi prima sulla sua borsa da medico e poi sul suo cuore, gli farà capire che non è sbagliato aiutare gli altri, sarebbe errato arrendersi.

Patch deve però tornare subito alla realtà: le trovate goliardiche e gli strappi al regolamento gli costano numerosi richiami e una possibile espulsione dall'università. Decide perciò di affrontare la commissione disciplinare, che rimane invece affascinata dal suo modo innovativo di curare i malati e lo assolve, consigliando anzi al decano che ne aveva proposto l'espulsione, un po' di eccessiva felicità, termine che compare addirittura come nota negativa nel fascicolo personale di Patch. Il trionfo nonché l'applauso è pieno e continuato, in quanto studenti, amici, colleghi, pazienti e infermieri sono lì per testimoniargli affetto e i risultati raggiunti dall'innovativa terapia.

Patch si rivolge così ai membri della commissione che deve decidere se può proseguire negli studi.

"Cos'ha la morte che non va? Di cosa abbiamo così mortalmente paura? Perché non trattare la morte con un po' di umanità e dignità e decenza e, dio non voglia, perfino di umorismo? Signori, il vero nemico non è la morte. Vogliamo combattere le malattie? Combattiamo la più terribile di tutte: l'indifferenza. Nelle vostre aule ho assistito a disquisizioni sul transfert e la distanza professionale. Il transfert è inevitabile, signori, ogni essere umano ha un impatto su di un altro. Perché vogliamo evitarlo in un rapporto paziente-medico? È sbagliato quello che insegnate nelle vostre lezioni. La missione di un medico non dev'essere solo prevenire la morte, ma anche migliorare la qualità della vita; ecco perché se si cura una malattia si vince o si perde, ma se si cura una persona vi garantisco che in quel caso si vince, qualunque esito abbia la terapia! Qui vedo oggi un'aula piena di studenti di medicina: non lasciatevi anestetizzare, non lasciatevi intorpidire di fronte al miracolo della vita! Vivete sempre con stupore il glorioso meccanismo del corpo umano: questo dev'essere il fulcro dei vostri studi e non la caccia ai voti, che non vi daranno alcuna idea di che tipo di medico potrete diventare! E non aspettate di essere in corsia per sviluppare la vostra umanità; sviluppate subito la capacità di comunicare, parlate con gli estranei, con gli amici, con chi sbaglia numero, con chi vi càpita! E coltivate l'amicizia di quelle stupende persone che vedete laggiù in fondo all'aula: infermiere, che possono insegnarvi, stanno con la gente tutti i giorni fra sangue e merda e hanno un patrimonio di conoscenze da dividere con voi. E così fate con quei professori che non sono morti dal cuore in su; condividete la compassione che hanno, fatevi contagiare! Signore, io voglio fare il medico, con tutto il mio cuore."

Ma, tornando al caso Englaro, vorrei qui esprimere la mia solidarietà al padre, che è, legalmente e moralmente, l'unico a sapere cosa volesse e come la pensasse Eluana, quando ancora aveva coscienza di sé. D'altronde, una semplice risposta mi sento di dare a coloro che affermano che "nessuno è padrone della propria vita e tantomeno di quella altrui" (Mons. Ersilio Tonini). Infatti, se non siamo padroni della vita altrui, come possiamo arrogarci il diritto di negare agli altri la signorìa sulla propria vita? Chi vieta agli altri di essere padrone della propria vita, si fa padrone della vita altrui.

permalink | Categorie del post: religione, scienza, medicina, patch adams, englaro | Grazie per i vostri commenti (14)

Postato da MauroPiadi alle 15:25 di mercoledì, 30 luglio 2008

sabbia bollente

Proseguendo con gli esperimenti di riscrittura patafisica di poesie famose (vedi qui e qui i tentativi precedenti), tocca stavolta a Giuseppe Ungaretti. È stato un mito della mia gioventù, anche se oggi gli preferisco altri autori.

Si salta come
d'estate afosa
su calda sabbia
i bagnanti.

L'originale era:

Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie.

permalink | Categorie del post: poesia, umorismo, patafisica | Grazie per i vostri commenti (22)

Postato da MauroPiadi alle 23:52 di lunedì, 28 luglio 2008

botticelli

Non mi costa amarti

Non mi costa amarti
se il sole al mattino
penetra nei tuoi capelli
come se essi stessi
brillassero di luce propria.
No, non mi costa amarti
lì, dove i tuoi occhi
si nascondono, pensando
e aspettando le parole giuste.
Non mi costa amarti
quando il passo sulle scale
non mi svela il tuo umore:
attendo ansioso sulla porta
i dolci baci e le languide carezze.
E allora gli occhi brillano
e il tempo rallenta
e la vita diviene
allegria e gioco.
Tu, luce dei miei occhi,
note che compongono
un'infinita sinfonia
dentro il cuore mio:
non smettiamo mai di giocare.

[In testa: Sandro Botticelli, La Primavera, 1478(?), Galleria degli Uffizi, Firenze]

permalink | Categorie del post: poesia | Grazie per i vostri commenti (19)

Postato da MauroPiadi alle 22:14 di domenica, 27 luglio 2008

gatti2

Alla mattina me lo ritrovavo con la testa sul mio petto. Appena percepivo la sua presenza mi sentivo in pace. È completamente idiota. La complicità è difficile da spiegare. Il gatto rappresenta la libertà, quello che vuoi essere. Capisce tutte le tue pazzie, ti segue. Quando sei al colmo della felicità c’è sempre un gatto dietro.
(Gérard Depardieu)

Come le grandi sfingi che indugiano attraverso l'eternità in nobili atteggiamenti sulla sabbia del deserto, i gatti osservano tutto senza curiosità, calmi e saggi.
(Charles Baudelaire)

Dio ha creato il gatto per dare all'uomo il piacere di accarezzare la tigre.
(Victor Hugo)

I gatti occupano gli angoli vuoti del mondo umano. Quelli comodi.
(Marion Garretty)

Un gatto arriva sempre quando lo si chiama. A meno che non abbia qualcosa di meglio da fare.
(Bill Adler)

Il gatto: un leone pigmeo che ama i topi, odia i cani e tratta con condiscenza gli esseri umani.
(Oliver Herford)

Ogni gatto riesce sempre a essere la donna più attraente della stanza.
(E.V. Lucas)

Come tutti i nobili, il gatto si diletta nella caccia e nella pesca, ma detesta ogni tipo di esercizio.
(Thomas Brown)

Tra tutte le creature di dio ce n'è una sola che non può essere resa schiava dalla frusta: questa creatura è il gatto.
(Mark Twain)

Anche i gatti in sovrappeso conoscono per istinto la regola principale: quando si è grassi bisogna assumere pose da magri.
(John Weitz)

E ora una barzelletta:

Il signor Pino va al mare con il nipote e la gattina appena regalatagli. Il signor Pino si mette a pescare e il nipotino gioca.
La gattina si tuffa in mare e va lontano, lontano, lontano. Il nipotino piange. La gattina va lontano, lontano... Il nipotino piange a dirotto. La gattina sempre più lontano...
Il nipotino piange: "Zio, zio, valla a prendere, ti prego!" e giù lacrime.
Il cuore dello zio si intenerisce. Si tuffa e nuota, nuota. A un certo punto, sfibrato, non ce la fa più e annega. La gatta intanto è tornata a riva da sola, sana e salva. Morale:
Tanto va la gatta al largo che ci lascia lo zio Pino.

E per finire un cartone animato:

Fammi entrare!

permalink | Categorie del post: citazioni, animali, gatto | Grazie per i vostri commenti (16)

Postato da MauroPiadi alle 22:04 di sabato, 26 luglio 2008

modigliani

Grazie all'amico Acido Nitrico (iniziatore dell'esperimento), con il quale abbiamo deciso di pubblicare un post gemello, continuo a dilettarmi di argomenti patafisici (vedi l'apposito tag per i post precedenti). Stavolta parliamo di Mondiglio.

Il Mondiglio è un mondo virtuale nel quale tutte le parole finiscono in -iglio o -iglia.

Per aiutare i nostri lettori che eventualmente capitassero a dover passare un periodo più o meno lungo nel mondo suddetto, ecco qui di seguito un piccolo glossario Mondigliese-Italiano, suddiviso per argomenti.

Geometriglia
biglia segmento
coniglio
cono
puntiglio punto
quadriglia quadrato
triglia triangolo

Geografiglia
Appiglio Appia
Ciniglia Cina
Marsiglia Marte
Briglia Bra

Biologiglia
artiglio arto
famiglia fame
maniglia mano
periglio pera
vermiglio verme
germoglio germe
 
Merceologiglia
cartiglio carta

Economiglia domestica
cordiglio corda
mantiglia mantella
pastiglia pasta
vaniglia 
vano
castiglia casta
bottiglia botte

Economiglia classica
bottiglia BOT
consiglio consiglio (d'amministrazione)
origlia oro

[Nella foto, il famoso pittore Amedeo Clemente Paul Marino Francisco Franco Robertinho Simone Paolo Maria MoNdigliani (Mondiglio, 12 luglio 1884 - Parigi, 24 gennaio 1920). Se non credete che si chiamasse veramente così, googlate pure... ]

permalink | Categorie del post: umorismo, patafisica, mondiglio | Grazie per i vostri commenti (13)

Postato da MauroPiadi alle 15:44 di venerdì, 25 luglio 2008

Grosz1

George Grosz, nome d'arte di Georg Ehrenfried Groß (Berlino, 26 luglio 1893 - Berlino, 6 luglio 1959) è stato un pittore e disegnatore tedesco.

Tra il 1909 e il 1911 studiò all’Accademia di Dresda, con l’intenzione di diventare pittore di opere storiche. Eseguì quindi copie di opere dei maestri antichi, in particolare di Rubens, esposti nella pinacoteca di Dresda; in questo periodo eseguì anche disegni per giornali e riviste satiriche, utilizzando lo stile della caricatura. Nel 1913 soggiornò a Parigi, dove entrò in contatto con le avanguardie del cubismo e del futurismo e dove poté ammirare da vicino le opere di Goya, di Daumier e di Toulouse-Lautrec. Fu in questi anni che il suo stile subì un processo di progressiva semplificazione delle forme, sotto l’influenza dell'espressionismo, del cubismo e del futurismo, diffusi tra i giovani artisti del tempo.

Nel 1914 si arruolò nell’esercito tedesco, ma venne presto congedato per motivi di salute. Tornato alla pittura, tra il 1915 e il 1917 l'espressione grafica del segno si radicalizzò, esprimendo il franamento morale seguito alla disfatta prussiana: su tale stile Grosz basò la produzione degli anni seguenti, caratterizzati dall’adesione al movimento dada berlinese e da posizioni politiche rivoluzionarie. Nel 1919 fu arrestato per aver partecipato alla rivolta spartachista; in quegli anni si iscrisse al Partito Comunista di Germania, ma ne uscì pochi anni dopo, per insofferenza verso ogni tipo di autoritarismo. A partire dal 1920 fu più volte denunciato e processato per incitamento all’odio di classe, oltraggio al pudore, vilipendio alla religione e alle forze armate.

grosz2

La sua produzione artistica negli anni della repubblica di Weimar si basa su un linguaggio di matrice cubista e futurista che mescola fonti artistiche auliche del passato a iconografie volgari e popolari. Passa così da disegni caricaturali ad apocalittiche e violente vedute urbane con una grafica programmaticamente politica. Nei dipinti e nei disegni di questo periodo si riflette l'immensa tragedia del dopoguerra tedesco. Strade, locande, salotti e caserme vengono vivisezionati dalla sua matita intinta nell'acido cloridrico, che senza ironia ne svela impietosamente l’ipocrisia e la violenza.

Il suo stile, duro e spigoloso, talvolta infantile e pornografico, illustra alla perfezione le persone misere, le prostitute, gli ubriachi, i soldati feriti, con una violenta componente di critica sociale nei confronti della spietata avidità dei ceti dirigenti e dei volgari uomini d’affari, nascosta sotto la maschera della rispettabilità. Le deformazioni dell’espressionismo e le semplificazioni del disegno infantile e dell’immaginazione popolare conferiscono cruda incisività al segno, mentre i piani multipli e gli effetti simultanei del cubismo e del futurismo forniscono analisi e precisione nei particolari; trova nell'immediatezza del disegno il mezzo più adatto per rappresentare gli aspetti deteriori della società tedesca pre-nazista e per mettere alla berlina l'ottusità del militarismo. I suoi disegni hanno contribuito notevolmente all’immagine che si ha della Germania degli anni Venti.

Nel 1933, con l’avvento del nazismo, Grosz fu considerato un artista degenerato e lasciò la Germania per insegnare a New York. La produzione di questo periodo è però meno incisiva, nonostante i ritorni, in chiave surrealista, alla grafica violenta e spietata di un tempo. Nel 1958 tornò a vivere in Germania.

Grosz3

permalink | Categorie del post: politica, arte, grosz | Grazie per i vostri commenti (13)

Postato da MauroPiadi alle 22:45 di mercoledì, 23 luglio 2008

emma castelnuovo

 

Emma Castelnuovo (Roma, 1913) è una matematica e pedagoga italiana.

Figlia di Guido Castelnuovo (cui è intitolato l'Istituto di matematica alla Sapienza) e nipote di Federigo Enriques, due tra i maggiori matematici italiani del secolo scorso, si può dire che abbia veramente la matematica nel sangue. Si laurea a Roma nel 1936 con una tesi in Geometria algebrica. Al termine degli studi lavora come bibliotecaria nello stesso Istituto.Nel 1938 risulta vincitrice del concorso per insegnare nella scuola secondaria, ma non ottiene la cattedra a causa delle leggi razziali vigenti durante il periodo fascista. Per lo stesso motivo perde il posto di bibliotecaria.

Racconta Emma: "Nel 1938 fu proibito in Italia, ai bambini, ai ragazzi, ai giovani ebrei di frequentare le scuole pubbliche e l’università. E fu proibito, naturalmente, ai professori ebrei di insegnare. Nelle grandi città come Roma, Milano... fu organizzata una scuola ebraica elementare e secondaria. Gli insegnanti erano di ruolo, allontanati dalle scuole pubbliche; io ero fra questi: avevo vinto il concorso nell’agosto del ’38, e avevo perso il posto pochi giorni dopo."

L'invasione tedesca degli anni '43-'44 la costringe alla clandestinità. Dopo la liberazione di Roma (giugno 1944) ottiene la cattedra in una scuola media statale, nella quale insegnerà fino alla fine degli anni 70 . È del 1946 un articolo su "Il metodo intuitivo per insegnare la Geometria nel Primo Ciclo della Scuola Secondaria", con le idee che sviluppa poi nel libro Geometria intuitiva. Dalla prefazione della prima edizione si nota l'assoluta attualità delle sue idee: "obiettivo principale del corso di Geometria intuitiva è suscitare, attraverso l'osservazione dei fatti riguardanti la tecnica, l'arte e la natura, l'interesse dell'alunno per le proprietà fondamentali delle figure geometriche e, con esso, il gusto e l'entusiasmo per la ricerca. Questo gusto non può nascere, credo, se non facendo partecipare l'alunno nel lavoro creativo. È necessario animare la naturale e istintiva curiosità che hanno i ragazzi dagli 11 ai 14 anni accompagnandoli nella scoperta delle verità matematiche, trasmettendo l'idea di averlo fatto per se stessi e, dall'altra parte, far sentire progressivamente la necessità di un ragionamento logico".

Senza grandi proclami, senza alte grida e facili entusiasmi Emma Castelnuovo si è da sempre proposta di far comprendere come si può "vedere con la mente". L’utopia di credere nelle capacità dell’umanità tutta. E sappiamo quanto bisogno abbiamo di utopie.

Nonostante non sia più giovane, questa grande donna è animata da una grande passione che la spinge a non fermarsi nell’intento che da da sempre la accompagna: promuovere e far conoscere la bellezza dell’arte matematica. In pensione da tempo, Emma Castelnuovo, continua attivamente a partecipare a convegni a dibattiti su vari temi inerente la disciplina che ha sposato.

Con grande ammirazione viene da dire, così come abbiamo detto tempo fa a una grande donna della scienza italiana, Rita Levi Montalcini: "Continui così, professoressa..."

"Ho davanti agli occhi l’immagine che della matematica si soleva dare nell’800: la matematica veniva rappresentata come un’immensa costruzione racchiusa entro mura, una costruzione formata da tanti palazzi, più o meno alti, alcuni terminati, alcuni, la maggior parte, ancora in lavorazione, snelli ed armonici gli uni, pesanti gli altri. Questi palazzi non erano isolati: si poteva entrare in ogni casa dal portone di ingresso, ma il più interessante era un sistema di ponti, di passerelle, ballatoi che congiungevano i piani alti con piani bassi di case diverse, intersecandosi, sovrapponendosi. I palazzi rappresentavano i diversi capitoli della matematica: l’algebra, l’analisi, le geometrie… e i ponti indicavano che i vari capitoli non erano isolati."
(E. Castelnuovo, Didattica della matematica)

[Nella foto: Emma Castelnuovo con una delle creazioni dei suoi "ragazzi", un iperboloide di rotazione, realizzato mediante sottili bastoncini di legno]

permalink | Categorie del post: donne, scienza, matematica, castelnuovo | Grazie per i vostri commenti (25)

Postato da MauroPiadi alle 16:03 di martedì, 22 luglio 2008

gatti9

In casa mia è indispensabile parlare con i gatti... Ci sono un sacco di cose importanti da dire loro, tipo: "giù di lì", "smettila", ecc.
(Beryl Reid)

I cani mangiano. I gatti pranzano.
(Ann Taylor)

Dopo aver rimproverato il proprio gatto, se lo si guarda negli occhi si è afferrati dal tremendo sospetto che abbia capito ogni parola, e che la terrà a mente.
(Charlotte Gray)

I gatti sono creature delicate e sono soggetti a un certo numero di diverse malattie, ma non ho mai sentito parlare di un gatto che soffrisse d'insonnia.
(J.W. Krutch)

Non mi dispiace che il gatto rivendichi un proprio spazio. A meno che il suo spazio non sia il centro della mia schiena alle quattro del mattino.
(Maynard Good Stoddard)

Come medico ho avuto a che fare con tanti malati. Ho visto guarire più persone grazie alla compagnia di un gatto di quanto abbiano fatto tonnellate di medicine.
(Enzo Jannacci)

Io non mi meraviglio affatto quando il gatto fa qualcosa di misterioso, mi meraviglio quando fa cose normali.
(Gino Paoli)

I gatti sono animali verso i quali nutro un grandissimo rispetto. I gatti e i non conformisti mi sembrano i soli esseri al mondo che possiedono una coscienza veramente pratica.
(Jerome Klapka Jerome)

La mia micia Gatta Nera ha partorito dietro la libreria del mio studio. E io non ho più toccato i libri che proteggevano i cuccioli finchè questi non sono stati svezzati dalla mamma.
(Carlo Lucarelli)

I gatti sanno cavarsela da soli, ma a volte hanno bisogno del nostro aiuto.
(Nicholas Dodnan)

Il gatto ha una personalità ben definita e delle esigenze di cui va tenuto conto per vivere in sintonia con lui. Non è una bambola ma è molto complesso, addirittura più complesso della fisica nucleare.
(Roberto Marchesini)

Le persone fanno molta fatica a esprimere la propria personalità. Per un gatto è una cosa facilissima: gli è sufficiente qualche spruzzatina qua e là e la sua presenza, anche nei giorni di pioggia, rimane per anni.
(Albert Einstein)

Il mio gatto è un grosso soriano di nome Mariani. Sono completamente dipendente da lui. Lo porto spesso in montagna con me e lui puntualmente sparisce per qualche giorno. Allora cado in una specie di cupa disperazione finchè non si rifà vivo. Un giorno è stato assalito da un grosso cane e io, senza esitare, ho affrontato la belva per salvarlo.
(Giorgio Bocca)

I gatti dimostrano di avere un'assoluta onestà emotiva. Gli esseri umani, per una ragione o per l'altra, quasi sempre riescono a nascondere i propri sentimenti. I gatti no.
(Ernest Hemingway)

Fin dall'inizio fu chiaro che quando ci sarebbe stato un lavoro da fare, il gatto si sarebbe reso irreperibile.
(George Orwell)

Il gatto vive da solo, non ha alcun bisogno della società, obbedisce soltanto quando lo decide. È convinto che dormire gli permetterà di vedere le cose con maggior chiarezza.
(François-René de Chateaubriand)

I gatti sono semplicemente umani, anche loro hanno dei difetti.
(Kingsley Amis)

Tra gli umani, un gatto è essenzialmente un gatto. Tra i gatti, un gatto è un'ombra che va in cerca di prede nel folto della giungla.
(Karel Čapek)

permalink | Categorie del post: citazioni, animali, gatto | Grazie per i vostri commenti (24)

Postato da MauroPiadi alle 16:09 di lunedì, 21 luglio 2008

bossi_ditomedio

Umberto Bossi
 
Nell’oceanico maxi congresso,
preso dar raptus der gran successo,
co' na girandola de paradossi,
sbraita e farnetica Umberto Bossi.

Fra li rigurgiti, mostranno er dito
(ma perché nun je s'è impedito?)
manna affanculo Mameli e maestri;
lui nun sa', coll'accoliti maldestri,

che si l'insegnanti caccia dar norde,
loro ritornerebbero a esse orde1.
Pensasse piuttosto a fallo studia',
chi già pe' du' vorte nun po' matura'2!

Straparla euforico de secessione,
libertà, autonomia e rivoluzione:
ma co' sto traggico contegno lui,
fa li politichi cazzacci sui.

È troppo umana, Roma cojona,
je tiene libbera quella portrona
indove er mitico, cor culo a sede,

campa de rendita (nun ce se crede)
e nella pentola che chiama "fogna"
ce magna e specula senza vergogna.

[1] Oltre il 60% degli insegnanti nella scuola italiana proviene dalle regioni meridionali; è un fenomeno storico, difficilmente modificabile in tempi brevi; va da sé che se Bossi volesse cacciare gli insegnanti meridionali dalle scuole del Nord, i cosiddetti "padani" tornerebbero a essere ignoranti come nel Medioevo.

[2] Il figlio di Bossi, Renzo, è stato dichiarato "non maturo" per il secondo anno consecutivo; eppure si presentava da privatista in una scuola parificata... Chissà da chi avrà preso?

permalink | Categorie del post: umorismo, pasquinate, bossi | Grazie per i vostri commenti (23)

Postato da MauroPiadi alle 22:40 di sabato, 19 luglio 2008

hemingway

Ernest Miller Hemingway (Oak Park, 21 luglio 1899 - Ketchum, 2 luglio 1961) è stato uno scrittore statunitense.

Fu romanziere, autore di racconti brevi, e giornalista. Soprannominato Papa, fece parte della comunità di espatriati a Parigi durante gli anni 20, conosciuta come "la generazione perduta", da lui stesso così chiamata nel suo Festa mobile. Ebbe una vita turbolenta, viaggiò ed ebbe avventure di ogni genere in America, Europa, Africa; si sposò quattro volte e gli furono attribuite varie relazioni sentimentali. Raggiunse già in vita una non comune popolarità e fama, che lo elevarono a mito delle nuove generazioni. Ricevette il Pulitzer nel 1953 per Il vecchio e il mare, e vinse il Nobel per la letteratura nel 1954. Si uccise con un colpo di fucile alla tempia, dopo una lunghissima malattia e la conseguente depressione, nella sua casa nella Sun Valley, nonostante la moglie Mary badasse accuratamente a tenere sotto chiave le armi che teneva in casa.

Il suo stile letterario, caratterizzato dall'essenzialità e dall'asciuttezza del linguaggio e dalla perfetta descrizione degli ambienti ottenuta con poche e semplici parole, ebbe una significativa influenza sullo sviluppo del romanzo nel XX secolo. I suoi protagonisti sono tipicamente uomini dall'indole stoica, i quali vengono chiamati a mostrare le loro doti in situazioni pericolose o negative. Quasi tutte le sue opere sono pietre miliari della letteratura mondiale.

Questa volta, invece di scrivere le solite note biografiche, preferisco far parlare Hemingway con i suoi libri, perciò estrarrò fior da fiore...

Il vecchio e il mare

Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un'altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana.

In cima alla strada, nella capanna, il vecchio si era riaddormentato. Dormiva ancora bocconi e il ragazzo gli sedeva accanto e lo guardava. Il vecchio sognava i leoni.

L'uomo non è fatto per la sconfitta. Un uomo può essere distrutto, ma non può essere sconfitto.

È stupido non sperare, pensò. E credo che sia peccato.

Per chi suona la campana

"Quanti ne hai uccisi?" domandò a se stesso. "Non lo so. Credi di avere il diritto di uccidere chiunque? No. Ma sono costretto a farlo. Quanti di quelli che hai uccisi erano veri fascisti? Pochissimi. Ma sono tutti il nemico, alle forze del quale opponiamo le nostre forze."

"Non lo sai che è male uccidere? Sì. Ma lo fai ugualmente. Sì. E sei sempre assolutamente convinto che la tua causa sia giusta? Sì. È giusta", egli disse a se stesso senza riuscire a rassicurarsi, ma con orgoglio. "Io credo nel popolo e nel suo diritto di governarsi come crede. Ma non devi credere nel diritto di uccidere. Devi uccidere per necessità, ma non devi crederci. Se ci credi allora tutto è sbagliato."

"Io non voglio contare la gente che ho ammazzata come trofei di caccia o di una faccenda disgustosa come le tacche su un calcio di fucile. Ho il diritto di non contarli e ho il diritto di dimenticarli. No." disse a se stesso. "Tu non hai il diritto di dimenticare nulla. Non hai il diritto di dimenticare nessuna cosa o di diminuirla o di alterarla."

Il titolo del libro è tratto da alcuni versi di John Donne, poeta inglese (1572-1631):

Nessun uomo è un'isola,
completo in sé stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l'Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell'umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
suona per te.

Dal libro è stato tratto uno splendido film di Sam Wood con Gary Cooper e Ingrid Bergman; io che non sono solito commuovermi di fronte ai film, alla scena finale immancabilmente piango, come mi succede con Roma città aperta.

Addio alle armi

Fuori dalla stanza, in corridoio, dissi al dottore: "C'è qualcosa che possa fare stanotte?".
"No, non c'è niente da fare. Posso accompagnarla in albergo?".
"No, grazie. Rimarrò qui un momento."
"So che non c'è niente da dire. Non so dirle..."
"No", dissi, "non c'è niente da dire."
"Buona notte" disse. "Non posso accompagnarla in albergo?"
"No, grazie."
"Era l'unica cosa da fare" disse. "L'operazione si è dimostrata..."
"Non voglio parlarne" dissi.
"Vorrei accompagnarla in albergo."
"No, grazie."
Si avviò in corridoio. Mi avvicinai alla porta della stanza.
"Non può entrare, adesso" disse un'infermiera.
"Si, posso" dissi.
"Non può ancora entrare."
"Vada via" dissi. "Anche quell'altra."
Ma quando le ebbi fatte uscire ed ebbi chiusa la porta e spenta la luce non servì a niente. Fu come salutare una statua. Dopo un
po' me ne andai e uscii dall'ospedale e ritornai a piedi in albergo nella pioggia.

permalink | Categorie del post: hemingway | Grazie per i vostri commenti (22)