Non solo matematica...
Vi sono momenti della storia, nei quali tutto quello che si può fare
è tenere accesi piccoli fuochi nella notte, proteggendoli dalla tempesta
e da chi li vuole spegnere a colpi di prepotenza, di avvocati e di leggi,
perché, a notte e bufera finite, il villaggio dovrà pur ricominciare a cuocere e scaldarsi.
(Gilles Deleuze)

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Postato da MauroPiadi alle 22:35 di giovedì, 30 ottobre 2008

Amemipiace8

Seconda parte del concorso Amemipiace: stavolta votiamo la musica leggera. So già che questa sarà una sezione molto combattuta e che la decisione di lasciar fuori qualche brano/autore sarà dolorosa; per cercare di diminuire la sofferenza, cambio leggermente la regola: avete CINQUE scelte a disposizione per ogni categoria (e naturalmente qualche categoria la potete saltare...); spero che voterete in tanti, come per il cinema! Naturalmente, vi servirà del tempo per decidere, quindi potete votare da ora fino alle 24 di domenica 9 novembre. Ecco le categorie:

1. Cantante italiano/a

2. Cantante straniero/a

3. Gruppo italiano

4. Gruppo straniero

5. Cantautore/cantautrice italiano/a

6. Cantautore/cantautrice straniero/a

7. Canzone italiana

8. Canzone straniera

9. Album italiano

10. Album straniero

11. Colonna sonora (intendiamoci: l'intera colonna sonora, quindi basta dire il titolo del film)

I miei voti, intanto:

1. Mina, Umberto Bindi, Patty Pravo, Giovanna Marini, Mia Martini

2. Frank Sinatra, Harry Belafonte, Edith Piaf, Gilbert Bécaud, Joan Baez

3. Equipe 84, Presi per caso, Giganti, New Trolls, Orme

4. Beatles, Jethro Tull, Emerson Lake & Palmer, Who, Rolling Stones

5. Fabrizio De André, Sergio Endrigo, Francesco Guccini, Ivan Graziani, Claudio Lolli

6. Donovan, Bob Dylan, Leo Ferré, Jacques Brel, Victor Jara

7. Bocca di rosa (De André), Malafemmena (Totò), Il cielo in una stanza (Bindi), Io che amo solo te (Endrigo), Io vivrò (senza te) (Battisti)

8. Spring Summer Winter and Fall, Non je ne regrette rien, My Way, Nathalie, A Day in the Life

9. Senza orario senza bandiera (New Trolls), Ci ragiono e canto (canti popolari italiani raccolti da Dario Fo), Storia di un impiegato (De André), Vi parlo dell'America (Giovanna Marini), Via Paolo Fabbri 43 (Guccini)

10. Tea for the Tillerman (Cat Stevens), Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band (Beatles), Tommy (Who), Abraxas (Santana), White Album (noto anche come The Beatles)

11. American Graffiti, Jesus Christ Superstar, Pat Garret e Billy the Kid, Italiani brava gente, Per un pugno di dollari

A voi!

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Postato da MauroPiadi alle 00:07 di giovedì, 30 ottobre 2008

courant-robbins

Per piu di duemila anni, una certa familiarità con la matematica è stata considerata parte indispensabile del patrimonio intellettuale di ogni persona colta. Oggi, il posto tradizionale della matematica nell'istruzione è in grave pericolo, e, purtroppo, la responsabilità si deve in parte attribuire ai rappresentanti professionali della matematica. L'insegnamento di tale disciplina è talvolta degenerato in vuota esercitazione alla risoluzione di problemi, il che può sviluppare un'abilità formale, ma non conduce a una reale comprensione dei vari argomenti né accresce l'indipendenza intellettuale. La ricerca matematica ha mostrato una tendenza verso l'eccessiva specializzazione e l'astrazione esagerata, e le applicazioni e i rapporti con altri campi sono stati trascurati. Tali condizioni, tuttavia, non giustificano affatto una politica di trinceramento; al contrario, la reazione opposta può e deve sorgere proprio da parte di coloro che sono consapevoli del valore della disciplina intellettuale. Gli insegnanti, gli studenti e il pubblico colto chiedono riforme costruttive, non rassegnazione lungo la linea di minima resistenza. La mèta è una vera comprensione della matematica come un tutto organico e come base per il pensiero e l'azione scientifica.
(Richard Courant, dall'introduzione a Che cos'è la matematica?)

Era il 1969 quando, in libreria, presi per la prima volta in mano il libro di Courant e Robbins, Che cos'è la matematica?; ero al penultimo anno di liceo, impegnato nello studio e nell'attività politica (in Italia si era in pieno '68), e queste parole dell'introduzione mi colpirono in modo particolare. Sia per formazione culturale che per mia indole, ho sempre pensato al "sapere" come a qualcosa di inscindibile, che non si potesse né dovesse separare in una parte "scientifica" e una "artistico/letteraria": la lettura del libro di Charles P. Snow Le due culture e la successiva frequentazione con persone quali Lucio Lombardo Radice (cliccate sul nome, se volete leggere cosa ne scrissi tempo fa) mi hanno sempre più  rafforzato in questa convinzione.

La frattura tra "umanisti" e "scienziati" è divenuta sempre più evidente da quando, tra il Settecento e l'Ottocento, esse sono divenute professioni separate. Fino ad allora non era stato certo così, basti ricordare Leonardo, fulgido esempio di scienziato e di artista, contemporaneamente. È dall'odio reciproco tra queste figure sociali che dobbiamo guardarci e agire perché il baratro venga colmato.

Da un lato, gli umanisti non hanno mai desiderato, né si sono mai sforzati (o non sono mai stati in grado) di capire la rivoluzione industriale, e ancor meno di accettarla; dall'altro la maggior parte degli scienziati è colpevolmente digiuna di letteratura, di arte, insomma di cultura.

Tra l'altro, quel libro fu quello che fece scattare in me la decisione di fare matematica all'università; fino a quel momento ero indeciso tra matematica, fisica, medicina o ingegneria. Già... ingegneria: sarebbe stato il desiderio di mio nonno Umberto, anzi mastro Umberto, come lo chiamavano tutti. Essendo edile, avrebbe tanto voluto che il nipote prediletto avesse fatto ingegneria, così si sarebbe potuto rivalere per interposta persona di tutti i bocconi amari che aveva dovuto mandare giù davanti agli ingegneri sui cantieri... Ma nonno sarebbe morto l'anno dopo, prima che io mi iscrivessi all'università; se avesse saputo che rinunciavo a ingegneria, per lui sarebbe stata forse una delusione.

Per tornare al libro: da quasi 40 anni a questa parte non l'ho mai abbandonato e, caso abbastanza raro per i miei libri, questo ce l'ho esattamente nell'edizione che comperai allora - come si può notare dalle condizioni in cui è ridotto... -; l'altra mia bibbia matematica (ma fors'anche filosofica, artistica, musicale ecc.), Gödel, Escher, Bach, un'Eterna Ghirlanda Brillante di Douglas Hofstadter, invece l'ho comperata più volte, almeno quattro per quanto mi ricordi, vuoi per smarrimento, vuoi per prestiti mai restitutiti.

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Postato da MauroPiadi alle 22:36 di martedì, 28 ottobre 2008

klimt3

Ebbene, dopo le poesie, le traduzioni, i racconti ambientati nel passato e nel futuro, oggi inizio a postare racconti di narrativa pura e semplice, contemporanea... vediamo come va!

Mara

Il parcheggio lo trovo a piazza Mazzini, per fortuna. Arrivo davanti al portone di via Monte Zebio e tu non ci sei. L'ora è quella. Controllo nervosamente l'indirizzo sull'agenda. Non servirebbe, c'è una targa di ottone accanto all'entrata con una scritta su due righe, in caratteri semplici: Studio Avv. Notaris - piano terra. Accendo una sigaretta, guardo ancora l'orologio camminando avanti e indietro sul marciapiede. Maledetti questi tacchi alti, chi me l'ha fatto fare? Per fortuna che è ancora presto e nessuno può equivocare. Passa un quarto d'ora, ti chiamo. C'è traffico, stai arrivando. Sei sempre il solito.

Finalmente ti vedo, ti avvicini a passetti veloci, in punta di piedi, ti scusi, entriamo. La segretaria ci fa accomodare in una sorta di stretto corridoio, per terra una moquette blu elettrico, davanti a noi un tavolino basso con delle riviste, poltroncine in cuoio nero, alla parete un poster con una riproduzione di Klimt. Ci chiede cortesemente di aspettare, ché l'avvocato è impegnata al telefono. Scompare dietro una porta.

Ci sediamo. Mi dici che hai incontrato tuo cugino, che ti ha raccontato di Anna e Carlo. Anche loro si stanno separando: piatti in faccia, scenate sul pianerottolo, ripicche, vicinato allarmato dai rumori. Me l'immagino, in quel bel condominio fichetto a Parioli, parcheggio per residenti e atrio piantumato. Non ci guadagno niente, ma segretamente sono soddisfatta. Allora un po' di giustizia c'è.

Ti dico dei ragazzi: Michele quest'anno ha la maturità, ti degnerai di sentirlo, per sapere come va? Valeria, la tua cocca, si sta facendo sempre più bella, ogni tanto mi chiede di te. Giorgio ha ancora problemi a scuola, dovresti andarci tu qualche volta a parlare coi professori. Dici di sì, ma figuriamoci se lo farai. Non ci sei andato neanche quella volta che prese un giorno di sospensione per aver detto "vaffanculo" al suo compagno di banco, davanti al professore. Dovetti andare io a parlare con il preside, con tutto che sapevi benissimo che alle riunioni con i genitori, sotto sotto, mi batteva i pezzi. E mi stava pure antipatico. Ecco.

Mezz'ora di anticamera e ancora non ci chiama. Nemmeno posso fumare. Tu non dici più nulla, non trovi nulla da dire ora, come in quasi vent'anni di matrimonio. Non sappiamo più cosa dirci, come riempire questo spazio vuoto tra le nostre poltroncine di cuoio nero affiancate su una moquette blu elettrico, davanti a una pila ordinata di riviste, a un erotico poster di Klimt. Se non ci chiama entro cinque minuti mi alzo e me ne vado, almeno a fumare una sigaretta.

Torna la segretaria, si scusa per l'attesa, scendiamo giù per una scala a chiocciola, ci fa entrare in una specie di sotterraneo con il soffitto a volta, basso, mattoni consumati di cotto rosa chiaro. L'avvocato è una signora raffinata, bella, bionda, giro di perle vere e messa in piega appena fatta; sarà lei la stronza? Il mio sospetto è d'obbligo, visto che l'hai scelta tu. D'altronde a te le bionde sono sempre piaciute, lo so bene, anche quella che ti sei portato in viaggio "di lavoro" a Capri era bionda.

Ci fa accomodare davanti alla sua scrivania di mogano lucido, un tavolone da avvocato, ingombro di carte, in una cantina senza finestre. Ci legge il verbale di scioglimento della società di cui siamo gli unici soci, prende gli estremi dei nostri documenti, ci libera dalle carte un angolo di tavolo perché possiamo firmare. E intanto ciarla del tempo o chissà di cos'altro, non ascolto. Si alza, sempre sorridendo, e ci chiede scusa, deve andare a fare le fotocopie.

Nel momento in cui esce dalla stanza, in quell'attimo preciso, idiota, maledetto, le lacrime iniziano a rotolarmi fuori; cerco di darmi un contegno, di nasconderle, ma non c'è niente da fare: appannano gli occhiali, sciolgono il mascara, bagnano le guance, rigano il collo. Tiro fuori un Kleenex dalla borsetta e limito, per quel che riesco, i danni. Tu mi guardi, stupito: non te l'aspettavi, eh?

Veramente non me l'aspettavo neanche  io. Avevo tenuto duro fino a quel momento, non potevo resistere ancora qualche minuto? Tiro fuori un altro fazzoletto di carta, mi ci soffio incazzata il naso. Per nulla al mondo avrei voluto darti questa soddisfazione, se poi lo è. Non dici niente tu, non dico niente io. Rientra l'avvocatessa, ciarliera, ci porge i documenti, mi guarda, forse ha capito qualcosa, sorride e parla ancora a vanvera. Salutiamo. Usciamo. Ci salutiamo.

Questo mio enorme cuore l'ho buttato tra le stelle e ora non l'ho più.

[L'immagine di testa è uno dei "disegni proibiti" di Gustav Klimt (1862-1918), sparsi per musei e collezioni private di tutto il mondo.]

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Postato da MauroPiadi alle 14:06 di lunedì, 27 ottobre 2008

campo_da_arare

Abdul è un anziano arabo, residente a Chicago da circa quarant'anni. Vorrebbe piantare delle patate nell'orto di casa, ma arare la terra è diventato un lavoro troppo pesante per la sua veneranda età e purtroppo non lo può aiutare il suo unico figlio maschio, Ahmed, il quale è in Francia per motivi di studio. Il vecchio allora manda una e-mail a suo figlio spiegandogli il problema:

"Caro Ahmed, sono molto triste perché non posso piantare patate nel mio orto quest'anno, sono troppo vecchio per arare la terra. Se tu fossi qui tutti i miei problemi sarebbero risolti. So che tu dissoderesti la terra e scaveresti per me. Ti voglio bene. Che Allah vigili tu di te. Tuo padre."

Il giorno dopo il vecchio riceve una e-mail di risposta da suo figlio:

"Caro papà, per tutto l'oro del mondo non toccare la terra dell'orto! Lì ho nascosto ciò che ben sai! Ti voglio bene anch'io. Sempre sia lodato Allah. Ahmed".

Un'ora dopo la spedizione dell'e-mail arrivano a casa del vecchio Abdul: la polizia locale, quella statale, lo sceriffo, gli agenti dell'Fbi, della Cia, della Nsa, la Swat, i rangers, i marines, Steven Seagal,  Silvester Stallone, Chuck Norris, Tommy Lee Jones nelle vesti di Sam Gerard, Arnold Schwarzenegger e i massimi esponenti del Pentagono: come impazziti, si mettono a rivoltare l'orto dietro la casa di Abdul come un guanto, cercando tritolo, uranio o altro materiale fissile, antrace o qualsiasi altra cosa. Dopo svariate ore di lavoro, non trovando nulla, se ne vanno con le pive nel sacco.

Il giorno dopo Abdul riceve una e-mail dal figlio:

"Caro papà, sicuramente la terra del tuo orto adesso è pronta per piantare le patate. Questo è il meglio che ho potuto fare, date le circostanze... Sia lode ad Allah e ringraziamo gli americani. Ti voglio bene. Ahmed."

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Postato da MauroPiadi alle 00:52 di lunedì, 27 ottobre 2008

Amemipiace8

Ecco i risultati del concorso Amemipiace - cinema. Prima di tutto i ringraziamenti: grazie a Bruno per il logo che vedete quassù (e che io ho soltanto leggermente modificato...): ci seguirà per tutte le puntate (già, perché mica finisce qui! Altri concorsi verrano...), e poi grazie a tutti voi che avete partecipato; dato che siete stati in 57 (!) vi ringrazio di cuore da qui, ma consideratevi ringraziati e abbracciati uno a uno personalmente.

Allora grazie a Aironedistelle, Alberto, Alice64, Angelesey, babbo Dante, Beatasolitudine, Bierreuno, Chiccama, Chichita, Corradovecchi, Cugpref, Czedyo, Dalida, Donburo, Elenamaria, Esserino e mamma Holly, Etuttoquanto, Fiorirosa, FlavioRoma, Francesco071966, Gato Balena, Gattarandagia, Giovanotta, H2no3, Hettori, Iosempreio, Ipocondriaca, Lateresa, Leorotundo54, Lindadicielo, Lucy1957, MammaP, Memorialiquida, Miettapuntox, Mircomirco, Morskajavoda, Nereide1, Ofvalley, Ontanoverde, Ortensia51, Ozne, Passatorcortese, Penny46, Perlasmarrita, Phederpher, Princy60, qwe, Rearwindow06, Redcats, Rodeoman, Sasa55, Scaramouche, T3rminator, Tamango, Targhina, Uappauc0 e Xdanisx!

Ecco le classifiche, con elencati i primi dieci classificati e il numero degli altri votati:

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Postato da MauroPiadi alle 17:53 di sabato, 25 ottobre 2008

soldi-topi

Un giorno in un paesino degli Stati uniti d'America apparve come dal nulla un tizio, annunciando agli abitanti che avrebbe acquistato tutti i topi che avessero potuto trovare, per 10 dollari ciascuno.

I paesani, sapendo che nella zona c'erano parecchi roditori, abbacinati dalla possibilità di guadagnare denaro senza praticamente alcuna fatica, partirono in quarta e cominciarono a posizionare trappole e ad acchiappare topi. L'uomo ne acquistò centinaia a 10 dollari l'uno, ma siccome la popolazione di topi diminuiva, i paesani dovettero desistere.

Allora l'uomo annunciò che era disposto ad acquistare i topi a 15 dollari l'uno e i paesani ricominciarono a cacciarli. Ma presto di quelle bestiole non se ne trovarono più e gli abitanti del paese ritornarono alle loro abituali occupazioni. L'offerta salì a 20 dollari; gli abitanti rimisero in funzione le loro trappole, finché la popolazione di topi diventò così piccola che era molto raro vedere un topo, non parliamo poi di acchiapparne uno.

L'uomo allora annunciò che avrebbe acquistato altri topi per 50 dollari ciascuno. "Siccome però devo recarmi per affari urgenti in un'altra zona, degli acquisti si occuperà il mio qui presente assistente."

Appena il tizio fu partito, l'assistente riunì i paesani e disse loro: "Guardate queste gabbie, con tutti questi topi che il mio capo vi ha acquistato. Io ve li vendo a 35 dollari e quando ritornerà, potrete rivenderglieli a 50!".

I paesani riunirono tutto il denaro che avevano, addirittura alcuni dovettero vendere tutto ciò che possedevano, e riuscirono ad acquistare tutti i topi dall'assistente.

Giunta la notte, l'assistente sparì. Non li si rivide mai più, né lui né il suo principale. Restarono soltanto topi che correvano in tutte le direzioni.

Benvenuti nel mondo della finanza creativa!

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Postato da MauroPiadi alle 22:56 di venerdì, 24 ottobre 2008

Nanni Loy (Cagliari, 23 ottobre 1925 - Fregene, 21 agosto 1995) è stato un regista e attore italiano di cinema e teatro.

È famoso per aver introdotto in Italia la candid camera nella serie Specchio segreto (1965). Come regista cinematografico ha realizzato una serie di film che si collocano a pieno titolo nel solco più nobile della commedia all'italiana, sempre improntati a una satira amara e pungente (Il padre di famiglia, Cafè Express, Mi manda Picone), sconfinando in vere e proprie drammatiche opere di denuncia sociale come Detenuto in attesa di giudizio e Sistemo l'America e torno.

Ecco come lo stesso Loy parlò delle sue gag di Specchio segreto.

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Postato da MauroPiadi alle 14:10 di giovedì, 23 ottobre 2008

Gilbert Bécaud, pseudonimo di François Gilbert Silly (Tolone, 24 ottobre 1927 - Parigi, 18 dicembre 2001), è stato un cantante, compositore e attore francese.

Iniziò a studiare pianoforte sin da giovanissimo al Conservatorio di Nizza, che però dovette lasciare per unirsi alla Resistenza francese nel 1942.

Durante una tournée come pianista di Jacques Pills conobbe Edith Piaf, moglie di Pills, scrivendo per lei Mes mains e Les croix, e debuttando sulla scena come cantante l'anno seguente, divenendo così uno dei più brillanti personaggi del panorama artistico francese.

Il 1961 è l'anno di Et maintenant (nel video), che fu uno dei più grandi successi della storia discografica francese e interpretato tra gli altri, da Frank Sinatra e Judy Garland nella versione tradotta in inglese come What now my love.

Et maintenant, que vais-je faire?
De tout ce temps que sera ma vie
De tous ces gens qui m'indiffèrent
Maintenant que tu es partie

Toutes ces nuits, pourquoi, pour qui?
Et ce matin qui revient pour rien
Ce coeur qui bat, pour qui, pourquoi?
Qui bat trop fort, trop fort

Et maintenant que vais-je faire?
Vers quel néant glissera ma vie?
Tu m'as laissé la terre entière
Mais la terre sans toi c'est petit

Vous mes amis soyez gentils
Vous savez bien que l'on n'y peut rien
Même Paris crève d'ennui
Toutes ces rues me tuent

Et maintenant que vais-je faire
Je vais en rire pour ne plus pleurer
Je vais brûler des nuits entières
Au matin je te haïrai

Et puis un soir dans mon miroir
Je verrai bien la fin du chemin
Pas une fleur et pas de pleurs
Au moment de l'adieu

Je n'ai vraiment plus rien à faire
Je n'ai vraiment plus rien

E ora, cosa farò
Dell'intera mia vita
Di tutte le persone che mi sono indifferenti
Ora che tu sei andata via?

Tutte queste notti, perché, per chi?
E il mattino che torna per niente
Questo cuore che batte, perché, per chi?
Che batte forte, troppo forte

E ora, cosa farò?
Verso quale nulla scivolerà la mia vita
Mi hai lasciato la terra intera
Ma la terra senza te è piccola

Voi, amici miei, siate gentili
Sapete bene che non ci si può far niente
Anche Parigi muore di noia
Tutte le sue vie mi uccidono

E ora cosa farò
Riderò per non piangere
Brucerò notti intere
E al mattino ti odierò

E poi una sera nel mio specchio
Vedrò la fine del mio cammino
Non un fiore e niente lacrime
Al momento dell'addio

Non veramente più niente da fare
Non ho veramente più niente

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Postato da MauroPiadi alle 14:01 di mercoledì, 22 ottobre 2008

Spigolature

Chi mi conosce un po' sa quanta poca simpatia io abbia per Massimo D'Alema, ex segretario del Pds, ex Presidente del Consiglio, ex direttore de l'Unità, ex di molte altre cose, attualmente capocorrente dei Reds all'interno del Pd. Ma una cosa gli va riconosciuta e gliela riconosco volentieri: quando decide di usare la satira (e la sa usare) è incontenibile: la sua definizione di Brunetta - energumeno tascabile - è da Guinnes dei primati!

 


 

Dopo la rottamazione delle auto, ora sembra in arrivo quella degli elettrodomestici e perfino, udite udite!, quella sugli abiti usati. Certo che alla creatività non c'è mai fine; ma a una mera detassazione degli stipendi, dei salari e delle pensioni, che sarebbe la soluzione più semplice, sotto tutti i punti di vista, non ci pensano mai? Nessuno mi toglierà dalla testa che queste soluzioni servono soltanto ad arricchire ulteriormente industriali e commercianti.

 


 

Se negli anni cinquanta del secolo scorso in Germania, in Belgio o in Svizzera qualcuno dei loro politici avesse proposto le classi differenziali per i figli degli immigrati italiani, l'avrebbero preso per matto e rinchiuso in manicomio (o almeno gli avrebbero tolto il potere). Qui invece i folli li invitano in televisione. Il leghista Cota, l'altra sera a L'infedele, non riuscendo a fronteggiare contestazioni sempre più precise e calzanti da parte degli insegnanti, non ha trovato di meglio che prendersela col conduttore. E gli ha detto rabbiosamente: "Lei pensa di essere più intelligente degli altri, lei forse pensa…". Ma Gad Lerner lo ha stoppato così: "Lei non pensi per me, pensi per sé, che già mi sembra abbastanza in difficoltà". Evviva i giornalisti con la G maiuscola!

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Postato da MauroPiadi alle 22:07 di lunedì, 20 ottobre 2008

Photobucket

 

Cari colleghi,
[...] Siamo qui riuniti in questo convegno che si intitola alla Difesa della scuola. Perché difendiamo la scuola? Forse la scuola è in pericolo? Qual è la scuola che noi difendiamo? Qual è il pericolo che incombe sulla scuola che noi difendiamo? Può venire subito in mente che noi siamo riuniti per difendere la scuola laica. [...] Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde a quella Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che è in funzione di questa Costituzione, che può essere strumento, perché questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà [...].

La scuola, come la vedo io, è un organo "costituzionale". [...] Come voi sapete (tutti voi avrete letto la nostra Costituzione), nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola "l'ordinamento dello Stato", sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo. [...] Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l'organismo costituzionale e l'organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell'organismo umano hanno la funzione di creare il sangue [...].

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