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Vi sono momenti della storia, nei quali tutto quello che si può fare
è tenere accesi piccoli fuochi nella notte, proteggendoli dalla tempesta
e da chi li vuole spegnere a colpi di prepotenza, di avvocati e di leggi,
perché, a notte e bufera finite, il villaggio dovrà pur ricominciare a cuocere e scaldarsi.
(Gilles Deleuze)

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Postato da MauroPiadi alle 14:50 di sabato, 04 luglio 2009

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Fontan de’ Trevi

Racchiusa in mezz’ettaro de spazzio
tra palazzi che fanno monumento
s’apre davanti l’occhi ’n gran portento
che d’umanità nun te fa mai sazzio.

Lì trovi tanta ggente che s’affolla[1]:
er principe ch’ammolla ’na patacca[2],
quarcuno che rimorchia ’na polacca[3],
chi de straforo[4] ’na canna se rolla,

chi pe’ ’r futuro butta ’na moneta[5],
e chi se tuffa pe’ tiralla su[6],
er cinese che vénne suvenìr[7],

quarcuno che ce prova a fa’ l’atleta...[8]
Fontan de’ Trevi mia, sei sempre tu,
la vita è dorce e tu nun poj spari’![9]

[1] Oggi piazza di Trevi è il tipico caso di “turismo insostenibile”: la piazza è minuscola, occupata per metà dalla monumentale fontana e per l’altra metà affollata a ogni ora del giorno e della notte da centinaia, se non migliaia, di turisti, ambulanti, borseggiatori e cacciatori di occasioni; è possibile goderne la bellezza, soprattutto d’estate e nei periodi di alta stagione turistica, praticamente soltanto fra le 4 di notte e le 7 di mattina...
[2] Il principe che rifila una patacca. Come dimenticare il film Totò truffa 62, nel quale rifulge la splendida invenzione della truffa ideata dal principe De Curtis e Nino Taranto per vendere a un americano la fontana di Trevi? Lo sventurato viene raggirato alla grande con il miraggio del possibile prelievo di tutte le monetine gettate dai turisti nella fontana. Totò è, come sempre, irresistibile, e Nino Taranto è una spalla di grande levatura.
Off topic. Andrebbe scritto l’elogio delle “spalle” dei comici giganteschi qual era Totò: per andargli appresso, a quella furia scatenata, visto che spesso se non sempre recitava “a braccio”, dovevano avere una dose non inferiore di follia e genialità. Nello stesso film (che spero tutti abbiano visto...) c’è anche un mirabile travestimento in panni femminili di Totò che sforna una serie di giochi di parole e di doppi sensi che travolge lo spettatore.
[3] L’arte del “rimorchio”, resa celebre da innumerevoli film della commedia all’italiana, si estrinseca(va) soprattutto nei pressi del Colosseo, a piazza Navona e, a appunto a piazza di Trevi.
[4] Di nascosto.
[5] Il lancio della monetina è la tradizione più conosciuta al mondo (citata anche nella canzone Arrivederci Roma): lanciando di spalle una moneta dentro la fontana ci si propizia un futuro ritorno nella città. Ignote le origini della tradizione, che scaturisce probabilmente dall’usanza di gettare nelle fonti sacre oboli o piccoli doni per propiziarsi la divinità locali.
[6] Il comune di Roma ha deciso da molti anni (sindaco Veltroni) che tutte le monetine recuperate vengano devolute alla Caritas romana; questo non impedisce, comunque, a qualche “dilettante” di fare recuperi personali, se non ci sono vigili (pizzardoni...) a guardare.
[7] Il cinese che vende souvenir. La vendita ambulante, una volta appannaggio pressoché esclusivo degli immigrati meridionali (a parte i gelatai, che, chissà perché, erano quasi tutti veneti), è oggi in mano a cinesi, bengalesi e asiatici in genere.
[8] Qualcuno che prova a fare l’atleta. Non è raro il caso di qualche vandalo che si diverte a scalare il monumento.
[9] La vita è dolce e tu non puoi sparire. Il riferimento, palese, è al film di Federico Fellini La dolce vita, ovviamente, con la celebre scena del bagno notturno di Anita Ekberg (Anitona, per i romani) nella fontana. Il bianco/nero della pellicola esalta il nitore del monumento (fontana o attrice?); a sua volta la Ekberg è fasciata in un abito scuro che stimola fantasia e immaginazione. Anni dopo, il regista affermerà, in una intervista:
“Se mi chiedete della Dolce vita come nel test delle associazioni, rispondo subito: Anita Ekberg! A distanza di trent’anni il film, il suo titolo, la sua immagine, anche per me, sono inseparabili da Anita. Era di una bellezza sovrumana. La prima volta che l’avevo vista in una fotografia a piena pagina su una rivista americana pensai: «Dio mio, non fatemela incontrare mai!» Quel senso di meraviglia, di stupore rapito, di incredulità che si prova davanti alle creature eccezionali come la giraffa, l’elefante, il baobab lo riprovai anni dopo quando nel giardino dell’Hotel de la Ville la vidi avanzare verso di me preceduta, seguita, affiancata da tre o quattro ometti, il marito, gli agenti, che sparivano come ombre attorno all’alone di una sorgente luminosa. Sostengo che la Ekberg, oltretutto, è fosforescente."

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[Piccola nota autobiografica: Anitona festeggia il compleanno lo stesso giorno del sottoscritto!]

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